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Anime gemelle e 2012

Anime gemelle

Anime gemelle

La butto lì.

La mia è solo un’ipotesi, ma secondo me all’avvicinarsi del Dicembre2012 faremo i conti anche con la cosiddetta “Anima gemella“. Nel senso che vivremo quella data accanto a chi avremo riconosciuto come l’anima che fa da completamento alla nostra evoluzione.

Ti spiego da dove mi giunge questa considerazione.

Ritengo che oltre all’accelerarsi del tempo (cosa oramai appurata visto che grandi eventi si concentrano nelle vite di tutti noi in maniera sempre più veloce) stiamo facendo i conti con quelli che possono essere definiti debiti karmici:

Ricongiugimenti con persone che non vedevamo da tempo,

Separazioni che mettono fine a relazioni assai dolorose,

Riappacificazioni con persone care,

Individuazione della nostra vocazione e mission di vita,

Espansione della coscienza,

Sviluppo della creatività,

Maggiore consapevolezza nell’interpretare il nostro passato,

Abbandono di energie pesanti,

Maggiore fluidità dell’esistenza.

Anche dal punto di vista sentimentale stiamo facendo i conti con il nostro passato e sentiamo l’esigenza di condividere il tempo con chi è allineato alla nostra vibrazione.

Liberandoci dal fardello del passato, spezziamo le catene che ci fanno rivivere ancora e ancora gli schematismi del passato.

Relazioni che si ripropongono sempre con il loro peso doloroso e che si somigliano nonostante il partner cambi, cessano così di ripresentarsi.

Ora non è più il tempo di risolvere i nostri conflitti familiari attraverso un partner che rievoca il rapporto avuto con i genitori nell’infanzia e nell’adolescenza.

Ora è tempo di far esperienza di una sana e ricca relazione d’amore scevra dagli automatismi emotivi che ci hanno visto soffrire per molti anni e il cui scopo era quello di farci prendere coscienza delle parti di Se’ da amare.

Ora siamo pronti (o ci stiamo incamminando per esserlo) per sperimentare una relazione nella quale poter essere pienamente noi stessi senza pretese di voler cambiare il partner, accettandolo e amandolo incondizionatamente  (così come noi meritiamo di essere amati ed accettati incondizionatamente).

Naturalmente la mia è solo un’ipotesi, come ti dicevo prima, e sei libero di prenderne le distanze, anzi ti chiedo di darmi un tuo parere in merito, commentando qui sotto, alla fine dell’articolo.

:-)

Ogni parere sarà di aiuto a tutti per fare chiarezza su uno dei temi che sta a più a cuore alla gente: la vita sentimentale, appunto.

Ti invito pertanto a dare il tuo contributo su questo tema. Prendi le mie considerazioni non come definitive, ma come uno spunto per riflettere  sull’amore e l’evoluzione spirituale.

:-)

Ti ringrazio sin da ora per la tua partecipazione perchè renderà questo luogo virtuale uno spazio di confronto e crescita, così come è nei miei intenti.

:-)

Ora, tornando al discorso delle anime gemelle  e del 2012, sono molte le conferme che ricevo a proposito del fatto che ci stiamo dirigendo verso relazioni d’amore mature, prive di infantilismi e bisogni narcistici dell’ego.

L’anima segue il suo percorso evolutivo e  in noi stessi si fonde la parte maschile con quella femminile.  Equilibrando le energie siamo allora pronti a riconoscere l’anima che ha fatto lo stesso percorso.

Se è vero che ci stiamo avvicinando ad un periodo di grande fioritura per l’umanità (l’Età dell’oro della Coscienza) questa non può non contemplare relazioni appaganti e ricche di stimoli positivi.

La coppia del resto rappresenta sotto forma di microcosmo ciò che  avviene a livello macro ed ogni evoluzione degli stati sentimentali si espande nella realtà influenzando ogni cosa.

Noi siamo essere interconnessi e il miglioramento della qualità di vita del singolo ha ricadute sulla collettività, figuriamoci quando si è in due a propagare amore nell’universo.

In questi giorni, ho ripreso in mano il libro del maestro asceso Saint Germain, Anime Gemelle. Anime Compagne e rileggendolo ho pensato a questo post.

Saint Germain dice che “Quando prevarrà la supercoscienza ci saranno pace, armonia e gioia. Sarà davvero un luogo scintillante“. E se  è proprio questo ciò che ci attende non vedo perchè non dovremmo condividerlo con la persona giusta che in quel momento sarà al nostro fianco, come è naturale che sia.

Mi piace questa versione del 2012 e mi risuona quello che afferma ancora Saint Germain in un altro passo del suo libro quando dice:

L’amplesso degli amanti che alla luce della luna legano ridendo le proprie energie, fondendole nell’amore supremo: quello sarà semplicemente un solo gusto, un solo assaggio di ciò che accadrà su questo pianeta nella supercoscienza.

Fatevi avanti sotto i raggi della luna e abbracciatela, abbracciate l’essenza dell’argentea sfera di luce che è il gioiello dei cieli, l’inestimabile perla della notte“.

E quelli che attualmente vivono un’esperienza di abbandono? – ti chiederai.

Sono dell’avviso che nella solitudine consapevole e intenzionale si trovino risorse preziose per imparare ad amarsi, capire cosa desideriamo veramente e cosa vogliamo davvero dal partner.

Del resto la vita può essere vista come una lunga storia d’amore con noi stessi di cui il partner ci regala la manifestazione fisica di questo sentimento.

Non c’è alcun dubbio che l’amore che riceviamo dal partner è la misura esatta dell’amore che proviamo per noi stessi, il riflesso di ciò che ci concediamo di ricevere.

Egli/ella è lo specchio più nitido nel quale mirarsi per incontrare se stessi.

Concludo infine con un altro brano di Saint Germain tratto sempre da “Anime Gemelle. Anime Compagne.”:

Voi state cercando l’amore, ma non potete aver amore da fuori di voi stessi finchè non avrete amore dentro il vostro petto, per voi stessi. E’ perciò che vi sentite abbandonati: perchè avete abbandonato voi stessi, quindi l’abbandono è ciò che si rappresenta come realtà manifestata al di fuori di voi“.

Aspetto un tuo commento qui sotto.

Fammi sapere cosa ne pensi del rapporto tra Amore ed evoluzione dell’Essere.

Felice di accogliere le tue suggestioni, ti saluto affettuosamente.

Simona

:-)

Esercizio per guarire il cuore

healing heart

Ciao,

oggi parliamo di come guarire le ferite del cuore e lo facciamo con un esercizio energetico tratto dall’ultimo libro di Monica Amarini Colosimo: “D O N N E  CHE RITROVANO IL CUORE“.

L’esercizio che segue non è rivolto però solo alle donne e non serve semplicemente a guarire le ferite d’amore, ma tutti i dolori che il cuore ha dovuto sopportare fino a questo momento (traumi, ferite passate, sentimenti negativi legati ad eventi spiacevoli ecc.).

Il libro di Monica Colosimo propone davvero tanti esercizi su come fortificare il nostro cuore e liberarci dai pesi dell’anima ed è stato per me difficilissimo sceglierne uno piuttosto che un altro.

Sono esercizi che sul piano simbolico, eterico (e di conseguenza anche fisico) agiscono da grande stimolo per la ricarica energetica e per la rigenerazione.

Li ho provati  sulla mila “pelle” e devo dire che sono potentemente benefici.

Avrei voluto raccontarli tutti, e dedicare spazio a descrivere nel dettaglio quali sensazioni ho provato per ogni esercizio, ma ne sarebbe uscito fuori un articolo troppo lungo e forse illeggibile.

Sono davvero tante le strade che indica Monica per rialzarsi quando il cuore è andato a pezzi, come ad esempio dedicarsi allo sviluppo della propria creatività attraverso la pratica della scrittura, ovvero scrivere di sè, scrivere e basta, liberarsi, esternare i propri stati d’animo, raccontare la propria storia e (perchè no) farla diventare un racconto.

Dedicarsi a questa pratica ritagliando uno spazio sacro per noi stessi, fa fluire il dolore dall’interno, traspone ciò che si muove dentro e lascia liberi.

Ho anche molto gradito le pratiche del danzare da soli sulle note della propria musica preferita smuovendo l’energia rintanata e rinnovandone le riserve.

Ma più di ogni altro esercizio, quello che ho apprezzato maggiormente è ciò che mi appresto a riportare, ringraziando Monica, per quanta amorevolezza ha immesso in queste parole:

IL BAGNO DELLA DEA O DEL DIO

Trova un momento per stare in tranquillità. E respira profondamente con calma, ascoltando i rumori interni. Poi afferma:

- Ora riprendo il mio cuore nelle mie mani e lo salvo -

Appoggia una mano sotto al cuore, con il palmo rivolto verso l’alto. Con l’altra mano sempre all’altezza del cuore, mima il gesto di aprire un rubinetto.

Immagina che tutto il buio sepolto nel tuo cuore esca come un liquido di inchiostro. Fiumi di liquido sgorgano dal tuo cuore, anneriscono la conca della tua mano, accarezzano la pancia e scivolano giù, fino a raggiungere una pozza di acqua cristallina, piena di diamanti: una pozza d’acqua magica che trasforma istantaneamente il buio in trasparenza. Chinati a raccogliere quell’acqua immaginaria, che ora pulisce anche le tue mani, il tuo corpo.

Usala per lavare le tue ferite emotive, portala sulle gambe, sulla schiena, sino al capo.

Compi i movimenti percorrendo il tuo corpo, dappertutto, con le mani sempre colme di acqua fantastica; continua a farlo per qualche minuto.

Poi preparati un bagno dove immergerai dei cristalli (vanno bene le pietre che hai in casa: quarzi acquemarine, tormaline, quello che vuoi).

Pronuncia questa frase:

- Tutto in me ora è luce splendente -

Quando esci dalla vasca dopo il bagno, asciugati e descrivi l’esperienza, le emozioni, le sensazioni che provi”

Il bagno della Dea o del Dio celebra la tua rinascita.

Aribenvenuto/a al Mondo!

:-)

Quando ho provato l’esercizio sentivo che dal cuore insieme all’inchiostro uscivano anche pezzetti di carne anneriti dal tempo, aborti della coscienza, malformazioni dell’anima, abbozzi e tentativi mal riuscitivi di stare su due piedi nel Mondo, tumori e tumefazioni dell’organi deputato ad amare.

Tale parto indolore mi ha lasciato una sensazione di leggerezza e benessere indescrivbile ed avevo piacere a condividere quest’esperienza con te!

:-)

Un abbraccio sincero.

Simona

Il segreto per una relazione ricca e duratura

11_08-la-sposa-cadavereCiao,

ho trovato il segreto per una relazione sentimentale piena ed autentica in una fiaba/mito delle popolazioni Inuit.

Chi ha letto “Donne che corrono coi lupi” dell’analista junghiana Clarissa Pinkola Estés, conosce sicuramente la storia de “La donna scheletro” ed il suo messaggio circa i rapporti uomo/donna.

Le storie, i miti tramandati oralmente, le fiabe raccontate di generazione in generazione, contengono delle verità universali che possono essere riconosciute dagli appartenenti di ogni cultura poichè sono espresse sotto forma di archetipi.

E gli archetipi (si sa) fanno parte di tutte le culture del Mondo poichè li attingiamo da quel serbatoio comune che è l’immaginario collettivo/ ancestrale di ogni tempo e luogo.

La storia che segue va collocata pertanto in un non-luogo atemporale e quindi, sebbene scritta tanti anni fa in un spazio assai distante dalla cultura postmoderna, ancora ci parla di noi e delle nostre relazioni sentimentali.

LA DONNA SCHELETRO

Aveva fatto qualcosa che suo padre aveva disapprovato, sebbene nessuno più rammentasse cosa. Il padre l’aveva trascinata sulla scogliera e gettata in mare. I pesci ne mangiarono la carne e le strapparono gli occhi. Sul fondo del mare, il suo scheletro era voltato e rivoltato dalle correnti.


Un giorno arrivò in quella baia, dove un tempo andavano in tanti, un pescatore. Ma quel pescatore veniva da lontano e non sapeva che i pescatori locali si tenevano ormai alla larga da quella piccola baia che dicevano frequentata da fantasmi.

L’amo del pescatore scese nell’acqua e si impigliò nelle costole della Donna Scheletro. Pensò il pescatore: “Ne ho preso uno proprio grosso!” Intanto pensava a quanta gente quel grosso pesce avrebbe potuto nutrire, a quanto sarebbe durato, per quanto tempo avrebbe potuto restarsene a casa tranquillo.

E mentre stava cercando di tirare su quel gran peso attaccato all’amo, il mare prese a ribollire, perché colei che stava sotto stava cercando di liberarsi. Ma più lottava e più restava impigliata. Inesorabilmente veniva trascinata verso la superficie, con le costole agganciate all’amo.

Il pescatore si era girato per raccogliere la rete e non vide la testa calva affiorare dalle onde, non vide le piccole creature di corallo che guardavano dalle orbite del teschio, non vide i crostacei sui vecchi denti d’avorio.

Quando si volse, l’intero corpo era salito in superficie e pendeva dalla punta del kayak, tenendosi con i lunghi denti anteriori.

“Ah!”, urlò l’uomo, e il cuore gli cadde fino alle ginocchia, gli occhi per il terrore si nascosero in fondo alla testa, e le orecchie diventarono rosso fuoco. “Ah!” gridò, e la gettò giù dalla prua con il remo, e prese a remare come un demonio verso la riva.

Non rendendosi conto che era aggrovigliata nella lenza, era sempre più terrorizzato perché essa pareva stare in piedi e seguirlo a riva. Per quanto andasse a zig zag restava lì dietro ritta in piedi e il suo respiro rovesciava sulle acque nuvole di vapore, e le braccia si lanciavano in acqua come per afferrarlo e trascinarlo nelle profondità del mare.

“Ahhhhhhh!”, gemeva cercando di raggiungere la terra. Saltò giù dal kajak, prese a correre tenendo stretta la lenza, e il cadavere bianco corallo della Donna Scheletro, sempre impigliata alla lenza, lo seguiva a balzelloni.
Corse sugli scogli, e lei lo seguiva. Corse sulla tundra ghiacciata, e lei lo seguiva. Corse sulla carne messa a seccare, riducendola in pezzi poichè vi affondava con i suoi mukluk.

Lei gli era sempre dietro, e intanto afferrò un pesce congelato e prese a mangiarlo, perchè da gran tempo non si rimpinzava.
Alla fine l’uomo raggiunse il suo igloo, si lanciò nella galleria, e a quattro zampe penetrò all’interno. Ansimando e singhiozzando giacque nell’oscurità, con il cuore che batteva come un tamburo. Finalmente al sicuro, sì, al sicuro, grazie agli dei, al sicuro…finalmente.

Ma quando accese la lampada all’olio di balena, eccola, lei era lì, ed egli cadde sul pavimento di neve con un tallone sulla sua spalla, un ginocchio dentro alla gabbia toracica, un piede sul suo gomito.
Non seppe poi dire come fu: forse la luce del fuoco ne ammorbidiva i lineamenti, o forse perché era un uomo solo, fatto sta che sentì nascere come un sentimento di tenerezza, e lentamente allungò le mani sudicie e, con le parole dolci che una madre avrebbe rivolto al figlio, prese a liberarla dalla lenza.

“Ecco, ecco”, prima liberò le dita dei piedi, poi le caviglie. “Ecco, ecco”. E continuò nella notte, e la rivestì di pellicce per tenerla al caldo. Le ossa della Donna Scheletro erano esattamente nell’ordine che dovevano avere in un essere umano.

Cercò la pietra focaia, usò i suoi capelli per avere un po’ più di fuoco. Di tanto in tanto la guardava mentre ungeva il legno prezioso della sua canna da pesca e riavvolgeva la lenza.
E lei non diceva una parola – non osava – perché altrimenti quel cacciatore l’avrebbe presa e gettata dagli scogli, e le sue ossa sarebbero andate in pezzi.

All’uomo venne sonno, scivolò sotto le pelli e cominciò ben presto a sognare. Talvolta, durante il sonno, una lacrima scivola giù dall’occhio di chi sogna, non sappiamo mai quale sorta di sogno la provoca, ma sappiamo che è un sogno di tristezza o di struggimento. E questo accadde all’uomo.
La Donna Scheletro vide la lacrima brillare nella luce del fuoco, e d’improvviso sentì un’immensa sete. A fatica si trascinò accanto all’uomo addormentato e posò la bocca su quella lacrima.
Quell’unica lacrima era come un fiume, e lei bevve e bevve finchè la sua sete di anni non fu placata.

Mentre giaceva accanto a lui, frugò nell’uomo addormentato e gli prese il cuore, il tamburo possente. Si mise a sedere e si mise a picchiare sui due lati del cuore: “Bum! Bum!”.
Mentre suonava si mise a cantare: “Carne, carne, carne! Carne, carne, carne!”. E più cantava più si riempiva e ricopriva di carne. Cantò per i capelli e per buoni occhi, e per mani piene. Cantò la linea tra le gambe, e il seno, abbastanza grande da trovarvi calore, e tutte le cose di cui una donna ha bisogno.
E quando ebbe tutto fatto, cantò i vestiti, che si togliessero dal dormiente, e scivolò nel letto con lui, pelle a pelle. Rimise il grande tamburo, il suo cuore, nel suo corpo, e così si risvegliarono stretti uno nelle braccia dell’altra, aggrovigliati dalla loro notte, in un altro mondo, bello e duraturo.

Quelli che non rammentano il perchè della sua cattiva sorte di un tempo, dicono che lei e il pescatore andarono via e furono ben nutriti dalle creature che lei aveva conosciuto nella sua esistenza sott’acqua.
Dicono che è vero, e che è tutto quanto loro sanno.
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Ora torniamo al nostro tempo e vediamo cosa può insegnarci il mito della donna scheletro .

L’analisi della storia che segue è stata brillantemente redatta dalla professoressa Clarissa Pinkola Estés e da me qui rielaborata.

La storia si apre su una colpa, una colpa da espiare, mai spiegata dal racconto. Una colpa che potrebbe essere presunta oppure accertata. Una colpa che macchia la protagonista all’origine e per la quale subisce una severissima punizione paterna: la donna è buttata in mare.

Il padre la rifiuta. La abbandona e la riversa nelle accoglienti braccia marine.

Questa fase rappresenta la dimensione in cui è nato il senso di indegnità e immeritevolezza per le proprie mancanze, a causa di un non adeguamento all’ordine socialmente prestabilito di cui si fanno portatrici e portatori molte donne e molti uomini.

La seconda fase, rappresentata dalla perdita della carne mangiucchiata dal lavorio del mare e dei suoi abitanti, è la fase in cui si trova chi è spogliato da tutto e resta da solo con la propria essenza.

La parte più evocativa del racconto è quando il pescatore crede di aver addescato un grosso pesce e, felice, immagina il riconoscimento sociale per il suo successo.

Si congratula con se stesso, pensando a quanti complimenti la gente gli farà per la sua ottima pescata.

Questa è la fase in cui un uomo o una donna si compiacciono per la buona riuscita di una “acchiappata”.

La metafora della pesca è eloquente: “Ne ho preso proprio uno grosso” – pensò il pescatore.

Ma “l’acchiappo” (mi si passi l’epressione gergale) si rivela essere altro rispetto a quanto si era immaginato.

La pescata allora appare meno buona di quanto si sperasse ed il pescatore fugge impaurito davanti alla presenza della donna scheletro.

Dopo la prima fase dell’innammoramento, fatte cadere le costruzioni artificiali intorno all’oggetto amato, ci si trova innanzi alla verità nuda e cruda: l’acchiappo si mostra per quello che è, nella sua essenza e non appare più quell’essere perfetto sul quale si erano ricamati sogni e desideri.

La fuga del pescatore è la fuga dal non-bello che una relazione sentimentale prima o poi apporta.

Significa in tal caso scappare dinanzi alle criticità, ai lati buii, ai grovigli della relazione.

La soluzione più immediata appare quindi l’evasione.

Per analogia se si trasporta la fuga del pescatore ad un rapporto di coppia, questa fase potrebbe rappresentare due cose:

a) la fine di una relazione

b) il sotterramento di ciò che si è visto come non bello

In entrambi i casi c’è un rifiuto nel voler affrontare il non bello e si opta per una soluzione che lascia in sospeso molte situazioni irrisolte.

Ma il pescatore nel buio del suo igloo ha poi un sussulto empatico di commozione e decide di sbrogliare la donna scheletro dalla lenza.

Ecco allora che pazientemente ne libera le ossa e metaforicamente affronta la matassa delle problematicità venendone a capo.

Questa è la fase più coraggiosa e liberatoria, ovvero quando si decide di restare, di guardare il brutto e affrontarlo.

Oltre il non bello si celano tesori inesplorati, molto più belli di quelli visti in superfice.

Oltre il non bello c’è un senso di intimità maggiore, un terreno di autenticità su cui costruire basi di fiducia solide, una promessa di complicità duratura che è il premio per chi ha deciso di sbrogliare la matassa.

Oltre il non bello c’è il vero, c’è l’accettazione per l’essenza dell’altro e di sé. Oltre il non bello c’è l’amore autentico.

L’accettazione dell’altro così come è, fa ricrescere la carne attorno alle ossa della donna scheletro, così come in una relazione si riempiono i vuoti scavati nel tempo dal senso di inadeguatezza.

Il non bello, del resto, è solo questo e si chiama “vulnerabilità umana“.

Il regalo per chi resta è una relazione fondata sulla veridicità della propria natura ed un’accettazione incondizionata di sè.

In altre parole, il dono più grande per chi decide di andare oltre il non bello è la piena e riconosciuta libertà di essere così come si è, amati e ricambiati per la propria natura interiore.

Il non bello va quindi riconosciuto, affrontato, risolto, accettato

Oltre il non bello c’è la propria natura divina e perfetta.

Oltre il non bello c’è unità, che è la base per qualsiasi relazione che voglia essere ricca e duratura.

:-)

Grazie a Clarissa Pinkola Estès per il suo lavoro di ricerca che mi ha permesso di rivisitare il mito della donna scheletro.

A presto.

Simona

PS

Questo post inaugura la sezione “Risveglia la Dea che è in te. Riappropriarsi del potere femmineo” dedicato in particolare alle donne che partecipano al corso omonimo per il benessere femminile.

Per iscriversi a Risveglia la Dea che è in te. Riappropriarsi del potere femmineo” registrarsi qui:

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Il fruscio delle stelle del mattino

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Questo articolo trae spunto dal best seller di Vadim Zeland: Il fruscio delle stelle del mattino, per l’appunto, il secondo volume della trilogia “Reality Transurfing“.

Sin da subito ho trovato il titolo del libro molto suggestivo e poetico, sebbene la mente razionale non riusciva a coglierne il senso.

Ma come si fa a mettersi in ascolto del fruscio delle stelle del mattino?

Le stelle mica hanno un suono-  diceva la mente – e, ammesso che lo emettano, noi siamo troppo distanti per riuscire a coglierlo.

Ed infine - borbottava la mente- se non riusciamo a sentire il suono delle stelle..come potremmo poi accorgerci del loro fruscio?.

Ovviamente “il fruscio delle stelle del mattino” è una metafora e sta indicare il segnale che emette la nostra anima quando vuole seguire la sua strada.

Affinare la capacità di ascolto de “il fruscio delle stelle del mattino” significa quindi – a detta di Vadim Zeland- prestare attenzione a quanto farebbe gioire, come ad una festa, la nostra anima.

Secondo Zeland, l’anima sa precisamente cosa vuole e cosa non vuole, cosa è in linea con il proprio cammino evolutivo e cosa non lo è, viceversa quello che non sa fare è comunicare con il linguaggio della mente razionale.

Come fare allora per decifrare i suoi desideri?

Essere vigili, presenti, lucidi. Evitare l’effetto zombizzante del tran tran quotidiano, in un’unica parola: vivere con consapevolezza.

Chi non è avezzo a vivere nel qui ed ora, potrebbe cominciare a sperimentare questo stato dell’essere, ponendosi durante il giorno, di tanto in tanto le seguenti domande: Dove sono in questo momento? cosa c’è intorno a me? a cosa sto pensando? che emozioni sto provando in questo momento?.

E’ un esercizio semplice che aiuta a prendere familiarità con il presente e riduce notevolmente l’effetto ipnotico e ammaliante della vita postmoderna (si pensi al solo intorpidimento dovuto al massiccio consumo di tv e videogiochi).

Crescere in consapevolezza comporta molti vantaggi tra cui una maggiore concentrazione, una maggiore efficienza e produttività e una riduzione degli stati emotivi negativi.

Dice Vadim Zeland a proposito: “Tanto più profondamente dormiamo da svegli, tanti più errori commettiamo“.

(…)

Abbiate cura di voi stessi con sollecitudine, rivolgetevi a voi stessi con partecipazione e attenzione. Allora la vostra anima si riscalderà e potrà dispiegare le sue ali“.

Dinanzi ad una grossa decisione o di piccolo rilievo, cerca di fare silenzio interiore recuperando la connessione con il momento presente e chiediti semplicemente “Anima, cosa desideri?

Anche se non ce l’hanno mai insegnato, la vita è una festa, è un banchetto, una dimensione in cui sperimentare creativamente le molteplici sfaccettature del nostro essere.

Permettiti quindi di essere ciò che vuoi, ciò che fa vibrare la tua anima all’unisono con l’Universo, sii audacemente te stesso,  e se non sai semplicemente cosa vuoi dalla vita rispondi solo alla seguente domanda: “Cosa trasformerà la mia vita in una festa?“.

Ognuno conserva in tasca la chiave per la felicità, alcuni non sanno di possederla, altri ancora sbagliano porta, altri non sanno che bisogna appena girarla nel chiavistello.

Acquisire un udito capace di ascolare il fruscio delle stelle del mattino ci mette tutti nella condizione di trovare la  porta d’accesso per realizzare la nostra vocazione e le aspirazioni più profonde.

Con amore.

Simona

2012..che fare?

Molti mi scrivono in privato e mi chiedono più o meno cose simili alla frase che segue:

Ok il 2012 è un anno indicativo, in realtà dobbiamo vivere nel qui ed ora, ma nel frattempo..adesso… che dovrei fare?”

Altra domanda che mi si pone è la seguente:

Si..si andrà tutto bene…ma all’approssimarsi del 2012 io scorgo intorno a me cambiamenti di grossa portata e un pò ne temo l’impatto..allora che fare?

Questo post è dedicato a quanti si interrogano con quesiti simili e a loro dedico le sagge parole di Kryon, l’entità angelica (che ci aiuta ad elevare la vibrazione del nostro pianeta) canalizzata da Lee Carroll nonchè da Angelo Picco Barilari (è nel video in alto) in Italia.

Io Kryon, con il mio Servizio

Magnetico ho elevato l’energia di

questo pianeta stendendo tutto intorno al

pianeta una griglia energetica, dei circuiti

energetici per stimolare l’Energia del Pianeta.

“Questo può comportare dei cambiamenti e i cambiamenti possono portare timore.

Tuttavia se sei consapevole di te stesso, di colpo ti scompare ogni paura, ogni ansia, sei a casa tua, ovunque tu sia.

Se invece continui ad identificarti con i possessi materiali, emotivi, mentali, ebbene continuerai a farti del male.

Se invece ti saldi sempre di più all’Essere Spirituale che tu sei, tutti gli attaccamenti scompaiono e finalmente fluisci attraverso l’esistenza e, in quel momento, ciò che tu chiami Dio si può riversare dentro di te.

Quando tu fluisci e sei scomparso, diventando un tutt’uno con l’esistenza, diventi, per usare un’immagine della tradizione hindu, lo Shiva danzante, la danza di Shiva, colui che continua a ballare e a muoversi beato nell’universo, senza mai fermarsi.

Diventi la testimonianza dell’Energia stessa che si muove. Ebbene quando tu diventi questo gesto, a quel punto sei in contatto con Dio e la tua vita diventa facile, ogni paura scompare.

Dunque Kryon in Rivelazioni sul 2012 e la Nuova Era” suggerisce di restare centrati, nell’armonia del cuore, nell’equilibrio del proprio Essere in ogni momento, così facendo ci si immerge in uno stato di pace e di lucidità, qualunque siano le circostanze intorno.

Così facendo si ottiene inoltre un doppio risultato positivo che si riversa beneficamente sugli altri perchè -dice sempre Kryon – :

La tua vibrazione comincia ad espandersi verso gli altri e aiuti gli altri con il cambiamento, senza fare praticamente niente.

“Arriverai ad un punto in cui basterà la tua presenza in una stanza, in un posto, a cambiare l’Energia di Dio o di quello che tu chiami Dio.

Questo processo di Energia migliorerà così tanto dentro di te che tutto ciò che è attorno ne sarà ricolmo e, a sua volta, si riverserà dentro di te perchè non ci sarà più separazione, ci sarà solo ed esclusivamente unità con coscienza e di coscienza.

Questo aiuta la trasformazione, aiuta il pianeta, aiuta l’umanità in questo passaggio ed è per questo che io Kryon, ho molta fretta di renderti consapevole.

Come abbiamo visto, dunque, pensare al proprio benessere e alla propria evoluzione spirituale è tutt’altro che un comportamento egoico bensì costituisce un atto preliminare per il sostegno di altri fratelli i quali, come di riflesso, si illuminano della Luce che da noi sprigiona.

Kryon ci spiega la ragione di questo fenomeno:

Tu sei legato alla vita di ogni Essere Umano, ogni Essere Umano è interdipendente ed è legato ad un filo sottile con gli altri esseri umani, i quali a loro volta sono legati a fili energetici sottili di Entità di Luce.

Se ogni Essere Umano eleva la propria Energia, la propria luce, per la legge universale della corrispondenza (puoi chiamarla anche Legge di Attrazione), si eleva ad unirsi con Entità  a lui consone.

Ci stiamo dirigendo verso un’epoca in cui sempre più ci sarà l’integrazione tra il cuore e lo spirito, tra la polarità maschile e femminile, tra l’emisfero destro e quello sinistro poichè stiamo trascendendo la dualità caratterizzante l’era dei Pesci.

Nell’epoca dei Pesci infatti la dualità ci è servita per fare esperienza e per apprendere determinate lezioni, ma ora – ci ricorda Kryon -

Sei nell’Era dell’Acquario e l’Era dell’Acquario dice che come puoi sviluppare i tuoi organi di Luce, la tua coscienza, la tua sensibilità, la tua intuizione non è necessario che tu fisicamente vivi un’esperienza negativa per apprendere qualcosa.

Se tu sei vigile,  sei attento, sei sensibile, sei centrato non è più necessità di viverla.

Quindi per rispondere alla domanda di cui sopra,cosa puoi fare per migliorare la tua condizione esistenziale e di conseguenza vibrazionale”?

Pensare a te stesso, concentrarti su ciò che più desideri raggiungere, abbandonarsi all’idea della provvidenza universale, individuare la propria vocazione e seguirla, alimentare un senso di dignità per se stessi.

La dignità è infatti, tra tutte le virtù, la più affascinante e non va intesa come un senso di altezzosità bensì come accettazione e rispetto per se stessi.

A proposito della dignità Kryon dice che:

Non è un senso fisico, non è la vista, non è l’udito, non è il gusto, non è il profumo, ma è un senso che riguarda lo Spirito, che riguarda l’Anima.

Quando cominci a decidere per te stesso ciò che desideri, inizi ad avere dignità e avendo dignità non permetti più a nessuno, in nessun modo, chiunque esso sia, fosse lo stesso Kryon in persona di poterti mettere i piedi in testa, di poterti sottomettere, in qualsiasi modo, in quasiasi maniera“.

Mi piace moltol’idea dell’Essere di Luce fiero, ma non altezzoso; attento a sè ed altruista; concentrato in ciò che fa, ma con il giusto distacco per non lasciarsi imbrigliare nei tormenti emotivi; traboccante di amore e forte; lucido e ricco di immaginazione creativa.

Se questo è l’uomo della Nuova Era allora stiamo ben messi, direi.

:-)

Grazie infinite Kryon per i tuoi scritti, la tua presenza ed il tuo lavoro energetico.

Con amore

<3 <3 <3

Simona

Protetti e felici

Ti senti protetto? Al sicuro? Hai fiducia negli altri?

Se hai risposto no alle tre domande di cui sopra, allora questo articolo fa per te.

Viceversa se senti che non c’è nulla da cui tu debba difenderti, allora puoi anche non leggere ulteriormente e goderti la vita che già sai apprezzare.

:-)

Una frase – tormentone che si ascolta molto spesso  in giro (sopratutto in relazione a temi di natura amorosa) è la seguente: “Io devo difendermi. Perchè poi..cioè..mica posso apririrmi..è un meccanismo di autoprotezione…Io devo proteggermi“.

E così sono tutti lì a proteggersi dagli altri e non si sa il perchè. Chi erige palizzate, chi si nasconde dietro cortili recintati, chi indossa armature, chi si addestra per la lotta, chi costruisce elmetti e scudi di diffidenza.

Siamo un esercito pronto all’attacco, l’un contro l’altro armato.

Siamo pronti per la guerra, ma la guerra non c’è.

A me fa un pò ridere l’immagine di tutti questi uomini e queste donne post-moderni che, prima di uscire di casa, indossano le loro metaforiche tute mimetiche fatte di sfiducia e di aggressività pronta ad emergere.

A parte l’aspetto comico, la mancanza di fede nella bontà altrui è controproducente.

Ma lo è sempre? Anche quando le persone sono “cattive” e ci hanno fatto del male in passato? – qualcuno potrebbe domandare.

Si, è sempre controproducente pensar male della gente ed essere diffidenti. E poi, le persone per così dire “cattive”, in senso assoluto, non esistono.

Ma allora dovremmo essere degli sciocchi, dei creduloni, degli ingenui che si fidano degli altri? – qualcun altro potrebbe chiedere.

Aver paura degli altri e di ciò che potrebbero farci, temere il loro giudizio, credere che gli altri ci faranno soffrire, rischia di attrarre (per la pluricitata legge dell’attrazione) proprio quelle situazioni di disagio interpersonale che tanto temiamo. E questo sì che è sciocco.

Facciamo un esempio.

IL PARADOSSO DELLA DETERRENZA BELLICA

Mi hanno raccontato che il Mondo è un posto pericoloso, abitato da gente che vuol fregarti e farti del male e che per vivere su questo pianeta bisogna armarsi e sparare prima che lo facciano gli altri.

Con queste lezioni circa il mondo e con tale indottrinamento su come comportarsi, decido di uscire di casa armato di una pistola.

Non ho motivo di sparare, nessuno mi ha provocato, non c’è ragione di ferire alcuno, ma mi aspetto che altri lo facciano, così sono munito di un’arma che, all’occorrenza, mi difenderà e mi preserverà dal soccombere.

Anche tutti gli altri sono stati formati con le medesime raccomandazioni e le stesse esortazioni su come difendersi ed essere pronti all’attacco, ergo, anche loro escono di casa muniti di pistola.

Cosa accade allora? Scorgi un passante armato, per difenderti metti mano alla fondina e il passante, credendo in un tuo attacco, spara un colpo.

e..BANG E SEI MORTO…

Sembra una storiella surreale, ma è precisamente ciò che capita alle persone diffidenti. Sostituisci l’arma da fuoco con parole pungenti, attacchi verbali, critiche, silenzi prolungati e avrai provocato un ferito a morte seppur metaforicamente.

E’ ciò che accade alle persone che temono costantemente di essere feriti dagli altri, i quali richiamano o fraintendono parole, comportamenti e situazioni che poi finiscono per ferirli davvero.

Disarmiamoci allora dalla paura degli altri che innesca solo equivoci e disagi immotivati.

Usciamo senza scudi e senza elmetti perchè forse il braccio proteso verso di noi vuole cingere semplicemente i nostri fianchi in un abbraccio e non in un colpo mortale.

Scrive Roberto Re in “Smettila di incasinarti” a proposito delle protezioni di cui ci copriamo:

Per ironia della sorte questo meccanismo di difesa, invece che proteggerci, alla lunga ci impedisce di crescere e quindi, in ultima analisi, ci mantiene deboli e in balia delle circostanze, poichè l’unica protezione nella vita è la nostra crescita personale.

Infatti, è solo crescendo e sviluppando la nostra autostima che possiamo gestire meglio le nostre emozioni, vivere positivamente la critica altrui, affrontare serenamente le difficoltà, sentirci OK anche quando sbagliamo, rapportarci positivamente con il mondo esterno o assumerci con entusiasmo le responsabilità.

Ma per crescere dobbiamo uscire dalla nostra zona di comfort, affrontare ciò che ci crea disagio ed essere in grado di convivere con l’insicurezza che naturalmente proviamo quando affrontiamo una situazione nuova o difficile.

Non c’è nessun lì fuori che vuole farti del male, nessuno ha il potere di farlo, solo tu puoi permetterglielo, associando al suo comportamento un valore negativo.

Solo chi si protegge da qualcosa avrà infatti qualcosa da cui proteggersi: un nemico immaginario, un gesto, una frase letti come un affronto.

Lì fuori non ci sono nè nemici, nè cattivi, ma solo altri esseri umani a volte impauriti, altre volte desiderosi di condividere con te un tratto di vita in comune.

Con affetto da Simona non schermata.

:-)

Segui la corrente…

corrente

Recentemente ho comprato e letto uno degli ultimi volumi pubblicati dai coniugi Hicks: “La legge dell’attrazione e l’incredibile potere delle emozioni“.

Esther  e Jerry Hicks da anni pubblicano testi scaturiti dalle canalizzazioni di Abraham una serie di entità amorevoli che istruiscono il mondo su come padroneggiare efficacemente la legge dell’attrazione e vivere felicemente.

Amo molto Abraham e quando leggo le sue parole immediatamente mi allineo alla sua potente vibrazione.

Abraham parla attraverso la voce Esther. I suoi insegnamenti sono semplici e alla portata di tutti.

Abraham ci ricorda che siamo destinati ad una’esistenza gioiosa e che meritiamo tutti di realizzare i nostri sogni.

Nell’ultimo libro espone un concetto che ho fatto mio perchè lo condivido in pieno e che aiuta a vivere immersi nella serenità.

Il concetto si potrebbe riassumere nella frase: “segui la corrente e non opporti ad essa. Tira i remi in barca e sii fiducioso che tutto ciò che cerchi non è controcorrente”.

Ogni sforzo, ogni dolore, ogni frustazione infatti nasce dal nuotare (o remare se utilizziamo la metafora della barca) controcorrente ovvero all’opporsi alla realtà, alle situazioni esistenti, ignari che ciò che viviamo è il meglio che ci possa accadere e che ogni cosa è posta lì per la nostra evoluzione.

Questo concetto potrebbe essere visto come l’ennesima variazione sul tema dell’apprezzare il qui ed ora e costituisce un valido insegnamento per ogni aspetto dell’esistenza: lavoro, famiglia, figli, amore, soldi..etc.

Più remiamo controcorrente (ovvero non accettiamo la situazione che stiamo vivendo e cerchiamo di cambiarla con tutti gli sforzi possibili) più la forza che si oppone ai nostri tentativi è dirompente e procura stanchezza.

Dice Abraham:

Quando permettete a voi stessi di lasciarvi trasportare dalla Corrente, senza opporre resistenza, colmando così il divario tra il punto in cui vi trovate in questo momento e ciò che la parte più vasta di voi è diventata, avvertite l’allineamento sotto forma di emozione positiva. Ma se continuate a remare controcorrente, opponendovi alla Corrente naturale della vostra evoluzione, la resistenza al Flusso e a ciò che la parte più vasta di voi è diventata, si manifesta sotto forma di emozione negativa”.

La chiave per la felicità è accettare semplicemente il mondo (le persone che lo abitano e gli eventi che lo animano) così come è, osservarlo e amarlo nel suo meraviglioso e variegato dispiegarsi di forme, colori e situazioni sempre diverse.

Dice ancora Abraham:

“Quando smettete di remare controcorrente – quando lasciate andare i remi e vi rilassate nello stato di Benessere che vi è naturale  – la Corrente, che scorre sempre nella direzione di ciò che siete diventati e di tutto ciò che desiderate, vi porterà verso i vostri desideri”.

Lasciar andare, far fluire, accettare, contemplare, non controllare, non voler cambiare provoca uno stato di sollievo dalla tensione verso ciò per cui si lotta e ci si affanna e ci conduce dritti dritti verso la realizzazione dei nostri obiettivi.

Che tu possa goderti il paesaggio mentra la tua barca costeggia rive verdeggianti, che tu possa essere fiducioso che il viaggio ti sta portando esattamente dove vuoi essere perchè già ci sei.

Un augurio di felice Pasqua e di soprese di amore e ricchezza.

Simona

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