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Il segreto per una relazione ricca e duratura

11_08-la-sposa-cadavereCiao,

ho trovato il segreto per una relazione sentimentale piena ed autentica in una fiaba/mito delle popolazioni Inuit.

Chi ha letto “Donne che corrono coi lupi” dell’analista junghiana Clarissa Pinkola Estés, conosce sicuramente la storia de “La donna scheletro” ed il suo messaggio circa i rapporti uomo/donna.

Le storie, i miti tramandati oralmente, le fiabe raccontate di generazione in generazione, contengono delle verità universali che possono essere riconosciute dagli appartenenti di ogni cultura poichè sono espresse sotto forma di archetipi.

E gli archetipi (si sa) fanno parte di tutte le culture del Mondo poichè li attingiamo da quel serbatoio comune che è l’immaginario collettivo/ ancestrale di ogni tempo e luogo.

La storia che segue va collocata pertanto in un non-luogo atemporale e quindi, sebbene scritta tanti anni fa in un spazio assai distante dalla cultura postmoderna, ancora ci parla di noi e delle nostre relazioni sentimentali.

LA DONNA SCHELETRO

Aveva fatto qualcosa che suo padre aveva disapprovato, sebbene nessuno più rammentasse cosa. Il padre l’aveva trascinata sulla scogliera e gettata in mare. I pesci ne mangiarono la carne e le strapparono gli occhi. Sul fondo del mare, il suo scheletro era voltato e rivoltato dalle correnti.


Un giorno arrivò in quella baia, dove un tempo andavano in tanti, un pescatore. Ma quel pescatore veniva da lontano e non sapeva che i pescatori locali si tenevano ormai alla larga da quella piccola baia che dicevano frequentata da fantasmi.

L’amo del pescatore scese nell’acqua e si impigliò nelle costole della Donna Scheletro. Pensò il pescatore: “Ne ho preso uno proprio grosso!” Intanto pensava a quanta gente quel grosso pesce avrebbe potuto nutrire, a quanto sarebbe durato, per quanto tempo avrebbe potuto restarsene a casa tranquillo.

E mentre stava cercando di tirare su quel gran peso attaccato all’amo, il mare prese a ribollire, perché colei che stava sotto stava cercando di liberarsi. Ma più lottava e più restava impigliata. Inesorabilmente veniva trascinata verso la superficie, con le costole agganciate all’amo.

Il pescatore si era girato per raccogliere la rete e non vide la testa calva affiorare dalle onde, non vide le piccole creature di corallo che guardavano dalle orbite del teschio, non vide i crostacei sui vecchi denti d’avorio.

Quando si volse, l’intero corpo era salito in superficie e pendeva dalla punta del kayak, tenendosi con i lunghi denti anteriori.

“Ah!”, urlò l’uomo, e il cuore gli cadde fino alle ginocchia, gli occhi per il terrore si nascosero in fondo alla testa, e le orecchie diventarono rosso fuoco. “Ah!” gridò, e la gettò giù dalla prua con il remo, e prese a remare come un demonio verso la riva.

Non rendendosi conto che era aggrovigliata nella lenza, era sempre più terrorizzato perché essa pareva stare in piedi e seguirlo a riva. Per quanto andasse a zig zag restava lì dietro ritta in piedi e il suo respiro rovesciava sulle acque nuvole di vapore, e le braccia si lanciavano in acqua come per afferrarlo e trascinarlo nelle profondità del mare.

“Ahhhhhhh!”, gemeva cercando di raggiungere la terra. Saltò giù dal kajak, prese a correre tenendo stretta la lenza, e il cadavere bianco corallo della Donna Scheletro, sempre impigliata alla lenza, lo seguiva a balzelloni.
Corse sugli scogli, e lei lo seguiva. Corse sulla tundra ghiacciata, e lei lo seguiva. Corse sulla carne messa a seccare, riducendola in pezzi poichè vi affondava con i suoi mukluk.

Lei gli era sempre dietro, e intanto afferrò un pesce congelato e prese a mangiarlo, perchè da gran tempo non si rimpinzava.
Alla fine l’uomo raggiunse il suo igloo, si lanciò nella galleria, e a quattro zampe penetrò all’interno. Ansimando e singhiozzando giacque nell’oscurità, con il cuore che batteva come un tamburo. Finalmente al sicuro, sì, al sicuro, grazie agli dei, al sicuro…finalmente.

Ma quando accese la lampada all’olio di balena, eccola, lei era lì, ed egli cadde sul pavimento di neve con un tallone sulla sua spalla, un ginocchio dentro alla gabbia toracica, un piede sul suo gomito.
Non seppe poi dire come fu: forse la luce del fuoco ne ammorbidiva i lineamenti, o forse perché era un uomo solo, fatto sta che sentì nascere come un sentimento di tenerezza, e lentamente allungò le mani sudicie e, con le parole dolci che una madre avrebbe rivolto al figlio, prese a liberarla dalla lenza.

“Ecco, ecco”, prima liberò le dita dei piedi, poi le caviglie. “Ecco, ecco”. E continuò nella notte, e la rivestì di pellicce per tenerla al caldo. Le ossa della Donna Scheletro erano esattamente nell’ordine che dovevano avere in un essere umano.

Cercò la pietra focaia, usò i suoi capelli per avere un po’ più di fuoco. Di tanto in tanto la guardava mentre ungeva il legno prezioso della sua canna da pesca e riavvolgeva la lenza.
E lei non diceva una parola – non osava – perché altrimenti quel cacciatore l’avrebbe presa e gettata dagli scogli, e le sue ossa sarebbero andate in pezzi.

All’uomo venne sonno, scivolò sotto le pelli e cominciò ben presto a sognare. Talvolta, durante il sonno, una lacrima scivola giù dall’occhio di chi sogna, non sappiamo mai quale sorta di sogno la provoca, ma sappiamo che è un sogno di tristezza o di struggimento. E questo accadde all’uomo.
La Donna Scheletro vide la lacrima brillare nella luce del fuoco, e d’improvviso sentì un’immensa sete. A fatica si trascinò accanto all’uomo addormentato e posò la bocca su quella lacrima.
Quell’unica lacrima era come un fiume, e lei bevve e bevve finchè la sua sete di anni non fu placata.

Mentre giaceva accanto a lui, frugò nell’uomo addormentato e gli prese il cuore, il tamburo possente. Si mise a sedere e si mise a picchiare sui due lati del cuore: “Bum! Bum!”.
Mentre suonava si mise a cantare: “Carne, carne, carne! Carne, carne, carne!”. E più cantava più si riempiva e ricopriva di carne. Cantò per i capelli e per buoni occhi, e per mani piene. Cantò la linea tra le gambe, e il seno, abbastanza grande da trovarvi calore, e tutte le cose di cui una donna ha bisogno.
E quando ebbe tutto fatto, cantò i vestiti, che si togliessero dal dormiente, e scivolò nel letto con lui, pelle a pelle. Rimise il grande tamburo, il suo cuore, nel suo corpo, e così si risvegliarono stretti uno nelle braccia dell’altra, aggrovigliati dalla loro notte, in un altro mondo, bello e duraturo.

Quelli che non rammentano il perchè della sua cattiva sorte di un tempo, dicono che lei e il pescatore andarono via e furono ben nutriti dalle creature che lei aveva conosciuto nella sua esistenza sott’acqua.
Dicono che è vero, e che è tutto quanto loro sanno.
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Ora torniamo al nostro tempo e vediamo cosa può insegnarci il mito della donna scheletro .

L’analisi della storia che segue è stata brillantemente redatta dalla professoressa Clarissa Pinkola Estés e da me qui rielaborata.

La storia si apre su una colpa, una colpa da espiare, mai spiegata dal racconto. Una colpa che potrebbe essere presunta oppure accertata. Una colpa che macchia la protagonista all’origine e per la quale subisce una severissima punizione paterna: la donna è buttata in mare.

Il padre la rifiuta. La abbandona e la riversa nelle accoglienti braccia marine.

Questa fase rappresenta la dimensione in cui è nato il senso di indegnità e immeritevolezza per le proprie mancanze, a causa di un non adeguamento all’ordine socialmente prestabilito di cui si fanno portatrici e portatori molte donne e molti uomini.

La seconda fase, rappresentata dalla perdita della carne mangiucchiata dal lavorio del mare e dei suoi abitanti, è la fase in cui si trova chi è spogliato da tutto e resta da solo con la propria essenza.

La parte più evocativa del racconto è quando il pescatore crede di aver addescato un grosso pesce e, felice, immagina il riconoscimento sociale per il suo successo.

Si congratula con se stesso, pensando a quanti complimenti la gente gli farà per la sua ottima pescata.

Questa è la fase in cui un uomo o una donna si compiacciono per la buona riuscita di una “acchiappata”.

La metafora della pesca è eloquente: “Ne ho preso proprio uno grosso” – pensò il pescatore.

Ma “l’acchiappo” (mi si passi l’epressione gergale) si rivela essere altro rispetto a quanto si era immaginato.

La pescata allora appare meno buona di quanto si sperasse ed il pescatore fugge impaurito davanti alla presenza della donna scheletro.

Dopo la prima fase dell’innammoramento, fatte cadere le costruzioni artificiali intorno all’oggetto amato, ci si trova innanzi alla verità nuda e cruda: l’acchiappo si mostra per quello che è, nella sua essenza e non appare più quell’essere perfetto sul quale si erano ricamati sogni e desideri.

La fuga del pescatore è la fuga dal non-bello che una relazione sentimentale prima o poi apporta.

Significa in tal caso scappare dinanzi alle criticità, ai lati buii, ai grovigli della relazione.

La soluzione più immediata appare quindi l’evasione.

Per analogia se si trasporta la fuga del pescatore ad un rapporto di coppia, questa fase potrebbe rappresentare due cose:

a) la fine di una relazione

b) il sotterramento di ciò che si è visto come non bello

In entrambi i casi c’è un rifiuto nel voler affrontare il non bello e si opta per una soluzione che lascia in sospeso molte situazioni irrisolte.

Ma il pescatore nel buio del suo igloo ha poi un sussulto empatico di commozione e decide di sbrogliare la donna scheletro dalla lenza.

Ecco allora che pazientemente ne libera le ossa e metaforicamente affronta la matassa delle problematicità venendone a capo.

Questa è la fase più coraggiosa e liberatoria, ovvero quando si decide di restare, di guardare il brutto e affrontarlo.

Oltre il non bello si celano tesori inesplorati, molto più belli di quelli visti in superfice.

Oltre il non bello c’è un senso di intimità maggiore, un terreno di autenticità su cui costruire basi di fiducia solide, una promessa di complicità duratura che è il premio per chi ha deciso di sbrogliare la matassa.

Oltre il non bello c’è il vero, c’è l’accettazione per l’essenza dell’altro e di sé. Oltre il non bello c’è l’amore autentico.

L’accettazione dell’altro così come è, fa ricrescere la carne attorno alle ossa della donna scheletro, così come in una relazione si riempiono i vuoti scavati nel tempo dal senso di inadeguatezza.

Il non bello, del resto, è solo questo e si chiama “vulnerabilità umana“.

Il regalo per chi resta è una relazione fondata sulla veridicità della propria natura ed un’accettazione incondizionata di sè.

In altre parole, il dono più grande per chi decide di andare oltre il non bello è la piena e riconosciuta libertà di essere così come si è, amati e ricambiati per la propria natura interiore.

Il non bello va quindi riconosciuto, affrontato, risolto, accettato

Oltre il non bello c’è la propria natura divina e perfetta.

Oltre il non bello c’è unità, che è la base per qualsiasi relazione che voglia essere ricca e duratura.

:-)

Grazie a Clarissa Pinkola Estès per il suo lavoro di ricerca che mi ha permesso di rivisitare il mito della donna scheletro.

A presto.

Simona

PS

Questo post inaugura la sezione “Risveglia la Dea che è in te. Riappropriarsi del potere femmineo” dedicato in particolare alle donne che partecipano al corso omonimo per il benessere femminile.

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Il fruscio delle stelle del mattino

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Questo articolo trae spunto dal best seller di Vadim Zeland: Il fruscio delle stelle del mattino, per l’appunto, il secondo volume della trilogia “Reality Transurfing“.

Sin da subito ho trovato il titolo del libro molto suggestivo e poetico, sebbene la mente razionale non riusciva a coglierne il senso.

Ma come si fa a mettersi in ascolto del fruscio delle stelle del mattino?

Le stelle mica hanno un suono-  diceva la mente – e, ammesso che lo emettano, noi siamo troppo distanti per riuscire a coglierlo.

Ed infine - borbottava la mente- se non riusciamo a sentire il suono delle stelle..come potremmo poi accorgerci del loro fruscio?.

Ovviamente “il fruscio delle stelle del mattino” è una metafora e sta indicare il segnale che emette la nostra anima quando vuole seguire la sua strada.

Affinare la capacità di ascolto de “il fruscio delle stelle del mattino” significa quindi – a detta di Vadim Zeland- prestare attenzione a quanto farebbe gioire, come ad una festa, la nostra anima.

Secondo Zeland, l’anima sa precisamente cosa vuole e cosa non vuole, cosa è in linea con il proprio cammino evolutivo e cosa non lo è, viceversa quello che non sa fare è comunicare con il linguaggio della mente razionale.

Come fare allora per decifrare i suoi desideri?

Essere vigili, presenti, lucidi. Evitare l’effetto zombizzante del tran tran quotidiano, in un’unica parola: vivere con consapevolezza.

Chi non è avezzo a vivere nel qui ed ora, potrebbe cominciare a sperimentare questo stato dell’essere, ponendosi durante il giorno, di tanto in tanto le seguenti domande: Dove sono in questo momento? cosa c’è intorno a me? a cosa sto pensando? che emozioni sto provando in questo momento?.

E’ un esercizio semplice che aiuta a prendere familiarità con il presente e riduce notevolmente l’effetto ipnotico e ammaliante della vita postmoderna (si pensi al solo intorpidimento dovuto al massiccio consumo di tv e videogiochi).

Crescere in consapevolezza comporta molti vantaggi tra cui una maggiore concentrazione, una maggiore efficienza e produttività e una riduzione degli stati emotivi negativi.

Dice Vadim Zeland a proposito: “Tanto più profondamente dormiamo da svegli, tanti più errori commettiamo“.

(…)

Abbiate cura di voi stessi con sollecitudine, rivolgetevi a voi stessi con partecipazione e attenzione. Allora la vostra anima si riscalderà e potrà dispiegare le sue ali“.

Dinanzi ad una grossa decisione o di piccolo rilievo, cerca di fare silenzio interiore recuperando la connessione con il momento presente e chiediti semplicemente “Anima, cosa desideri?

Anche se non ce l’hanno mai insegnato, la vita è una festa, è un banchetto, una dimensione in cui sperimentare creativamente le molteplici sfaccettature del nostro essere.

Permettiti quindi di essere ciò che vuoi, ciò che fa vibrare la tua anima all’unisono con l’Universo, sii audacemente te stesso,  e se non sai semplicemente cosa vuoi dalla vita rispondi solo alla seguente domanda: “Cosa trasformerà la mia vita in una festa?“.

Ognuno conserva in tasca la chiave per la felicità, alcuni non sanno di possederla, altri ancora sbagliano porta, altri non sanno che bisogna appena girarla nel chiavistello.

Acquisire un udito capace di ascolare il fruscio delle stelle del mattino ci mette tutti nella condizione di trovare la  porta d’accesso per realizzare la nostra vocazione e le aspirazioni più profonde.

Con amore.

Simona

2012..che fare?

Molti mi scrivono in privato e mi chiedono più o meno cose simili alla frase che segue:

Ok il 2012 è un anno indicativo, in realtà dobbiamo vivere nel qui ed ora, ma nel frattempo..adesso… che dovrei fare?”

Altra domanda che mi si pone è la seguente:

Si..si andrà tutto bene…ma all’approssimarsi del 2012 io scorgo intorno a me cambiamenti di grossa portata e un pò ne temo l’impatto..allora che fare?

Questo post è dedicato a quanti si interrogano con quesiti simili e a loro dedico le sagge parole di Kryon, l’entità angelica (che ci aiuta ad elevare la vibrazione del nostro pianeta) canalizzata da Lee Carroll nonchè da Angelo Picco Barilari (è nel video in alto) in Italia.

Io Kryon, con il mio Servizio

Magnetico ho elevato l’energia di

questo pianeta stendendo tutto intorno al

pianeta una griglia energetica, dei circuiti

energetici per stimolare l’Energia del Pianeta.

“Questo può comportare dei cambiamenti e i cambiamenti possono portare timore.

Tuttavia se sei consapevole di te stesso, di colpo ti scompare ogni paura, ogni ansia, sei a casa tua, ovunque tu sia.

Se invece continui ad identificarti con i possessi materiali, emotivi, mentali, ebbene continuerai a farti del male.

Se invece ti saldi sempre di più all’Essere Spirituale che tu sei, tutti gli attaccamenti scompaiono e finalmente fluisci attraverso l’esistenza e, in quel momento, ciò che tu chiami Dio si può riversare dentro di te.

Quando tu fluisci e sei scomparso, diventando un tutt’uno con l’esistenza, diventi, per usare un’immagine della tradizione hindu, lo Shiva danzante, la danza di Shiva, colui che continua a ballare e a muoversi beato nell’universo, senza mai fermarsi.

Diventi la testimonianza dell’Energia stessa che si muove. Ebbene quando tu diventi questo gesto, a quel punto sei in contatto con Dio e la tua vita diventa facile, ogni paura scompare.

Dunque Kryon in Rivelazioni sul 2012 e la Nuova Era” suggerisce di restare centrati, nell’armonia del cuore, nell’equilibrio del proprio Essere in ogni momento, così facendo ci si immerge in uno stato di pace e di lucidità, qualunque siano le circostanze intorno.

Così facendo si ottiene inoltre un doppio risultato positivo che si riversa beneficamente sugli altri perchè -dice sempre Kryon – :

La tua vibrazione comincia ad espandersi verso gli altri e aiuti gli altri con il cambiamento, senza fare praticamente niente.

“Arriverai ad un punto in cui basterà la tua presenza in una stanza, in un posto, a cambiare l’Energia di Dio o di quello che tu chiami Dio.

Questo processo di Energia migliorerà così tanto dentro di te che tutto ciò che è attorno ne sarà ricolmo e, a sua volta, si riverserà dentro di te perchè non ci sarà più separazione, ci sarà solo ed esclusivamente unità con coscienza e di coscienza.

Questo aiuta la trasformazione, aiuta il pianeta, aiuta l’umanità in questo passaggio ed è per questo che io Kryon, ho molta fretta di renderti consapevole.

Come abbiamo visto, dunque, pensare al proprio benessere e alla propria evoluzione spirituale è tutt’altro che un comportamento egoico bensì costituisce un atto preliminare per il sostegno di altri fratelli i quali, come di riflesso, si illuminano della Luce che da noi sprigiona.

Kryon ci spiega la ragione di questo fenomeno:

Tu sei legato alla vita di ogni Essere Umano, ogni Essere Umano è interdipendente ed è legato ad un filo sottile con gli altri esseri umani, i quali a loro volta sono legati a fili energetici sottili di Entità di Luce.

Se ogni Essere Umano eleva la propria Energia, la propria luce, per la legge universale della corrispondenza (puoi chiamarla anche Legge di Attrazione), si eleva ad unirsi con Entità  a lui consone.

Ci stiamo dirigendo verso un’epoca in cui sempre più ci sarà l’integrazione tra il cuore e lo spirito, tra la polarità maschile e femminile, tra l’emisfero destro e quello sinistro poichè stiamo trascendendo la dualità caratterizzante l’era dei Pesci.

Nell’epoca dei Pesci infatti la dualità ci è servita per fare esperienza e per apprendere determinate lezioni, ma ora – ci ricorda Kryon -

Sei nell’Era dell’Acquario e l’Era dell’Acquario dice che come puoi sviluppare i tuoi organi di Luce, la tua coscienza, la tua sensibilità, la tua intuizione non è necessario che tu fisicamente vivi un’esperienza negativa per apprendere qualcosa.

Se tu sei vigile,  sei attento, sei sensibile, sei centrato non è più necessità di viverla.

Quindi per rispondere alla domanda di cui sopra,cosa puoi fare per migliorare la tua condizione esistenziale e di conseguenza vibrazionale”?

Pensare a te stesso, concentrarti su ciò che più desideri raggiungere, abbandonarsi all’idea della provvidenza universale, individuare la propria vocazione e seguirla, alimentare un senso di dignità per se stessi.

La dignità è infatti, tra tutte le virtù, la più affascinante e non va intesa come un senso di altezzosità bensì come accettazione e rispetto per se stessi.

A proposito della dignità Kryon dice che:

Non è un senso fisico, non è la vista, non è l’udito, non è il gusto, non è il profumo, ma è un senso che riguarda lo Spirito, che riguarda l’Anima.

Quando cominci a decidere per te stesso ciò che desideri, inizi ad avere dignità e avendo dignità non permetti più a nessuno, in nessun modo, chiunque esso sia, fosse lo stesso Kryon in persona di poterti mettere i piedi in testa, di poterti sottomettere, in qualsiasi modo, in quasiasi maniera“.

Mi piace moltol’idea dell’Essere di Luce fiero, ma non altezzoso; attento a sè ed altruista; concentrato in ciò che fa, ma con il giusto distacco per non lasciarsi imbrigliare nei tormenti emotivi; traboccante di amore e forte; lucido e ricco di immaginazione creativa.

Se questo è l’uomo della Nuova Era allora stiamo ben messi, direi.

:-)

Grazie infinite Kryon per i tuoi scritti, la tua presenza ed il tuo lavoro energetico.

Con amore

<3 <3 <3

Simona

Protetti e felici

Ti senti protetto? Al sicuro? Hai fiducia negli altri?

Se hai risposto no alle tre domande di cui sopra, allora questo articolo fa per te.

Viceversa se senti che non c’è nulla da cui tu debba difenderti, allora puoi anche non leggere ulteriormente e goderti la vita che già sai apprezzare.

:-)

Una frase – tormentone che si ascolta molto spesso  in giro (sopratutto in relazione a temi di natura amorosa) è la seguente: “Io devo difendermi. Perchè poi..cioè..mica posso apririrmi..è un meccanismo di autoprotezione…Io devo proteggermi“.

E così sono tutti lì a proteggersi dagli altri e non si sa il perchè. Chi erige palizzate, chi si nasconde dietro cortili recintati, chi indossa armature, chi si addestra per la lotta, chi costruisce elmetti e scudi di diffidenza.

Siamo un esercito pronto all’attacco, l’un contro l’altro armato.

Siamo pronti per la guerra, ma la guerra non c’è.

A me fa un pò ridere l’immagine di tutti questi uomini e queste donne post-moderni che, prima di uscire di casa, indossano le loro metaforiche tute mimetiche fatte di sfiducia e di aggressività pronta ad emergere.

A parte l’aspetto comico, la mancanza di fede nella bontà altrui è controproducente.

Ma lo è sempre? Anche quando le persone sono “cattive” e ci hanno fatto del male in passato? – qualcuno potrebbe domandare.

Si, è sempre controproducente pensar male della gente ed essere diffidenti. E poi, le persone per così dire “cattive”, in senso assoluto, non esistono.

Ma allora dovremmo essere degli sciocchi, dei creduloni, degli ingenui che si fidano degli altri? – qualcun altro potrebbe chiedere.

Aver paura degli altri e di ciò che potrebbero farci, temere il loro giudizio, credere che gli altri ci faranno soffrire, rischia di attrarre (per la pluricitata legge dell’attrazione) proprio quelle situazioni di disagio interpersonale che tanto temiamo. E questo sì che è sciocco.

Facciamo un esempio.

IL PARADOSSO DELLA DETERRENZA BELLICA

Mi hanno raccontato che il Mondo è un posto pericoloso, abitato da gente che vuol fregarti e farti del male e che per vivere su questo pianeta bisogna armarsi e sparare prima che lo facciano gli altri.

Con queste lezioni circa il mondo e con tale indottrinamento su come comportarsi, decido di uscire di casa armato di una pistola.

Non ho motivo di sparare, nessuno mi ha provocato, non c’è ragione di ferire alcuno, ma mi aspetto che altri lo facciano, così sono munito di un’arma che, all’occorrenza, mi difenderà e mi preserverà dal soccombere.

Anche tutti gli altri sono stati formati con le medesime raccomandazioni e le stesse esortazioni su come difendersi ed essere pronti all’attacco, ergo, anche loro escono di casa muniti di pistola.

Cosa accade allora? Scorgi un passante armato, per difenderti metti mano alla fondina e il passante, credendo in un tuo attacco, spara un colpo.

e..BANG E SEI MORTO…

Sembra una storiella surreale, ma è precisamente ciò che capita alle persone diffidenti. Sostituisci l’arma da fuoco con parole pungenti, attacchi verbali, critiche, silenzi prolungati e avrai provocato un ferito a morte seppur metaforicamente.

E’ ciò che accade alle persone che temono costantemente di essere feriti dagli altri, i quali richiamano o fraintendono parole, comportamenti e situazioni che poi finiscono per ferirli davvero.

Disarmiamoci allora dalla paura degli altri che innesca solo equivoci e disagi immotivati.

Usciamo senza scudi e senza elmetti perchè forse il braccio proteso verso di noi vuole cingere semplicemente i nostri fianchi in un abbraccio e non in un colpo mortale.

Scrive Roberto Re in “Smettila di incasinarti” a proposito delle protezioni di cui ci copriamo:

Per ironia della sorte questo meccanismo di difesa, invece che proteggerci, alla lunga ci impedisce di crescere e quindi, in ultima analisi, ci mantiene deboli e in balia delle circostanze, poichè l’unica protezione nella vita è la nostra crescita personale.

Infatti, è solo crescendo e sviluppando la nostra autostima che possiamo gestire meglio le nostre emozioni, vivere positivamente la critica altrui, affrontare serenamente le difficoltà, sentirci OK anche quando sbagliamo, rapportarci positivamente con il mondo esterno o assumerci con entusiasmo le responsabilità.

Ma per crescere dobbiamo uscire dalla nostra zona di comfort, affrontare ciò che ci crea disagio ed essere in grado di convivere con l’insicurezza che naturalmente proviamo quando affrontiamo una situazione nuova o difficile.

Non c’è nessun lì fuori che vuole farti del male, nessuno ha il potere di farlo, solo tu puoi permetterglielo, associando al suo comportamento un valore negativo.

Solo chi si protegge da qualcosa avrà infatti qualcosa da cui proteggersi: un nemico immaginario, un gesto, una frase letti come un affronto.

Lì fuori non ci sono nè nemici, nè cattivi, ma solo altri esseri umani a volte impauriti, altre volte desiderosi di condividere con te un tratto di vita in comune.

Con affetto da Simona non schermata.

:-)

Segui la corrente…

corrente

Recentemente ho comprato e letto uno degli ultimi volumi pubblicati dai coniugi Hicks: “La legge dell’attrazione e l’incredibile potere delle emozioni“.

Esther  e Jerry Hicks da anni pubblicano testi scaturiti dalle canalizzazioni di Abraham una serie di entità amorevoli che istruiscono il mondo su come padroneggiare efficacemente la legge dell’attrazione e vivere felicemente.

Amo molto Abraham e quando leggo le sue parole immediatamente mi allineo alla sua potente vibrazione.

Abraham parla attraverso la voce Esther. I suoi insegnamenti sono semplici e alla portata di tutti.

Abraham ci ricorda che siamo destinati ad una’esistenza gioiosa e che meritiamo tutti di realizzare i nostri sogni.

Nell’ultimo libro espone un concetto che ho fatto mio perchè lo condivido in pieno e che aiuta a vivere immersi nella serenità.

Il concetto si potrebbe riassumere nella frase: “segui la corrente e non opporti ad essa. Tira i remi in barca e sii fiducioso che tutto ciò che cerchi non è controcorrente”.

Ogni sforzo, ogni dolore, ogni frustazione infatti nasce dal nuotare (o remare se utilizziamo la metafora della barca) controcorrente ovvero all’opporsi alla realtà, alle situazioni esistenti, ignari che ciò che viviamo è il meglio che ci possa accadere e che ogni cosa è posta lì per la nostra evoluzione.

Questo concetto potrebbe essere visto come l’ennesima variazione sul tema dell’apprezzare il qui ed ora e costituisce un valido insegnamento per ogni aspetto dell’esistenza: lavoro, famiglia, figli, amore, soldi..etc.

Più remiamo controcorrente (ovvero non accettiamo la situazione che stiamo vivendo e cerchiamo di cambiarla con tutti gli sforzi possibili) più la forza che si oppone ai nostri tentativi è dirompente e procura stanchezza.

Dice Abraham:

Quando permettete a voi stessi di lasciarvi trasportare dalla Corrente, senza opporre resistenza, colmando così il divario tra il punto in cui vi trovate in questo momento e ciò che la parte più vasta di voi è diventata, avvertite l’allineamento sotto forma di emozione positiva. Ma se continuate a remare controcorrente, opponendovi alla Corrente naturale della vostra evoluzione, la resistenza al Flusso e a ciò che la parte più vasta di voi è diventata, si manifesta sotto forma di emozione negativa”.

La chiave per la felicità è accettare semplicemente il mondo (le persone che lo abitano e gli eventi che lo animano) così come è, osservarlo e amarlo nel suo meraviglioso e variegato dispiegarsi di forme, colori e situazioni sempre diverse.

Dice ancora Abraham:

“Quando smettete di remare controcorrente – quando lasciate andare i remi e vi rilassate nello stato di Benessere che vi è naturale  – la Corrente, che scorre sempre nella direzione di ciò che siete diventati e di tutto ciò che desiderate, vi porterà verso i vostri desideri”.

Lasciar andare, far fluire, accettare, contemplare, non controllare, non voler cambiare provoca uno stato di sollievo dalla tensione verso ciò per cui si lotta e ci si affanna e ci conduce dritti dritti verso la realizzazione dei nostri obiettivi.

Che tu possa goderti il paesaggio mentra la tua barca costeggia rive verdeggianti, che tu possa essere fiducioso che il viaggio ti sta portando esattamente dove vuoi essere perchè già ci sei.

Un augurio di felice Pasqua e di soprese di amore e ricchezza.

Simona

Il ruolo della donna nella Nuova Era

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Ciao,

oggi riprendo a parlare dell’energia femminile che si sta sprigionando da più parti ed anche questo segno di un cambiamento di coscienza dell’umanità e della nostra amata Terra.

Nel precedente post qualcuno mi aveva chiesto di esplicitare in che modo quest’energia femminile si sta diffondendo e cercherò di chiarirlo adesso.

Stiamo andando incontro alla fusione delle nostre polarità yin e yang, dentro di noi si sta verificando il cosiddetto “matrimonio alchemico” ovvero l’integrazione della nostra parte femminile e maschile.

Il divino, del resto, è maschile e femminile e Dio è Padre e Madre allo stesso tempo.

Nei sistemi di pensiero e credenze spirituali più antichi il culto della Dea era molto sentito, si pensi alla storia di Gaia da cui tutto ebbe origine o la venerazione di Iside in Egitto.

Poi, nuove forme – pensiero fallocratiche si sono imposte nella cultura e nell’immaginario collettivo e questo ha fatto sì che la Divinità fosse presentata come monca della sua parte femminile.

Come ci ricorda Saint Germain in “Anime Gemelle. Anime Compagne”:

Per eoni il maschio ha temuto questa mistica che egli non poteva comprendere con la sua mente logica, perciò ha cercato di dominare, sopprimere e perseguitare la donna così da sentirsi più potente. Questo ha portato ad uno squilibrio cruciale nella percezione del maschile e del femminile come generi paritari”.

Ciò che riporto adesso è un brano tratto d un ebook gratuito, scaricabile a questo sito: http://www.purocuorefranoi.com/il%20piano%20divino/il_piano_divino.pdf e dal titolo “Il piano divino per la Terra” che spiega cosa sta avvenendo in termini di cambiamento e di riequilibrio tra il mascolino ed il femmineo.

“È ormai evidente che sulla Terra c’è da tempi remoti una forte tendenza patriarcale. Le qualità innate dello spirito femminile – basate su creatività e intuito – sono state sempre guardate con timore dalla percezione distorta maschile, e così le donne sono state represse, dominate e perseguitate nel corso della storia. Per riportare l’equilibrio in un mondo che ha visto così tanto potere della forza maschile, la maggior parte delle anime dei Servitori hanno scelto di incarnarsi oggi sulla Terra in corpi femminili.

In quanto agenti del cambiamento, questi valorosi emissari del Nuovo Spirito portano sul pianeta una concentrazione davvero alta di energia femminile, che risolverà il problema della tendenza patriarcale una volta per tutte, riportando il necessario equilibrio e l’armonia delle quali beneficeranno tutti nel Nuovo Mondo, donne e uomini.

Qui poi c’è una raccomandazione molte utile che viene rivolta alle operatrici di Luce che spesso cadono nel gioco di ruolo infermiera/ammalato con il rischio di sprecare risorse ed energie preziose per la propria evoluzione sprituale.

Tuttavia, nel periodo che porta alla Grande Transizione, essendo ancora l’autorità maschile detentrice del potere globale, i Servitori di sesso femminile continueranno a esperire parte della sofferenza dovuta alla persecuzione collettiva subita da così tante donne nel corso dei secoli. Ma devono sapere che il tanto atteso momento della loro liberazione e della vittoria è ormai prossimo.

I Servitori di sesso femminile spesso sentono un’innata attrazione empatica per compagni che hanno grande bisogno di amore, cura e attenzione personali, ma presentano anche aspetti negativi della personalità che possono anche non includere la sindrome della dominanza maschile. Il pericolo potenziale insito in una simile unione è alto, anche se il programma personale ha spesso la funzione di condurre alcune donne alla diretta esperienza di legami di questo tipo.

Il desiderio cieco di essere utili può portare a dei rapporti personali davvero deleteri, nei quali il Servitore di sesso femminile corre il rischio di essere oscurato e vampirizzato (privati della forza vitale) dal proprio partner a causa di un’interazione dei chakra debilitante e della contaminazione aurica: una donna che tenta con sincerità di aiutare un uomo incapace di ricevere il suo amore. Il male opera senza sforzo e con grandi risultati, attraverso uomini pieni delle caratteristiche del sé inferiore, e l’oppressione è un risultato davvero comune della tendenza a lasciarsi sottomettere mostrata da molti Servitori di sesso femminile, e può apportare gravi danni psico-emozionali. Indugiare troppo a lungo in relazioni di questo tipo che non mostrino miglioramenti può essere fatale per la missione di un Servitore, e molte donne si troveranno costrette a separarsi dal proprio compagno nel corso delle imminenti transizioni.”

So che la tentazione di voler aiutare il proprio uomo è forte, ma contiene in sé un’insidia.

L’insidia è quella di voler controllare e dirigere qualcuno aspettando che cambi e questo (ahimè) non è amore, bensì ossessione.

L’amore è accettazione.

Attenzione quindi a non farsi travolgere da giochetti psicologico intra-coppia che inducono all’autoannientamento a beneficio di qualcun altro.

Se vuoi fare qualcosa per il tuo uomo, cambia te stessa. Se vuoi più amore, amati di più. Se vuoi più attenzione concediti più spazio e prenditi cura di te stessa.

Sei già completa di tuo. Non lasciare che la tua autostima vacilli sotto il giudizio altrui.

Tu sei la tua anima gemella. Quando ti amerai così come vuoi essere amata, attrarrai quell’amore che ora ti neghi.

Come per ogni cosa, parte tutto da noi stessi. Più amore si dà a se stessi, più se ne riceve.  Nessuno può essere salvato da nessun altro poiché la chiave per la felicità nessuno può girarla per noi.

Se vuoi approfondire il tema delle donne che amano troppo ti consiglio l’omonimo e famoso testo di Robin Norwood, “Donne che amano troppo”, oppure i libri di Sherry Argov dal provocatorio titolo “Perché gli uomini sposano le stronze e lasciano le brave ragazze e “Falli soffrire”.

Sulla stessa linea d’onda suggerisco anche il volume di Gerry Stergiopoulos dall’altrettanto provocatorio titolo “Trattali male”.

A dispetto dei titoli, non verrà mai consigliato di maltrattare alcun uomo, ma solo di amare più se stesse.

PS

Se ti interessa approfondire l’argomento delle donne che amano troppo, scrivimi in privato per email.

Meditazione sulla Dea

dea

Quella che segue è una meditazione sulla Dea tratta dal libro di Catherine WishartGiovani Dee“, un libro eccezionale per ritrovare la divinità dell’energia femminile.

In questi tempi, la Terra sta rilasciando un enorme potenziale rivestito anche, e sopratutto, dall’energia femminile.

Familiarizzare con questa energia è un percorso auspicabile sia per gli uomini che per le donne che vogliono integrare nel proprio sè la parte del femmineo più vicina al divino.

Ogni donna è un’incarnazione della Dea Madre, raffigurata di volta in volta nei secoli e dalle culture, da Iside, Afrodite, Maria la Madre di Gesù etc. etc.

Recuperare il divino femmineo o semplicemente affidarsi ad esso per ascoltare la voce della Dea, è una pratica che infonde autostima, senso di protezione e completezza.

Riscrivo i passi di questa meditazione guidata così come riportata nel volume, sperando che la Dea possa condurvi su sentieri luminosi e lieti.

:-)

Leggete una volta questa meditazione o registratela prima di iniziare. Create uno spazio sacro, se volete. Accendete una candela, mettete della musica rilassante e accendete dell’incenso.

Dite una preghiera: “Dea, guidami mentre faccio questo viaggio per incontrare la mia Dea interiore”.

Adesso immaginate di essere nel luogo della natura che preferite. Può essere un posto reale dove siete già state, uno che avete visto alla televisione, in un giornale di viaggi, oppure che esiste solo nella vostra immaginazione.

Usate tutti i vostri sensi per percepire questo luogo. Guardatevi attorno: cosa vedete? Ascoltate: cosa sentite? Osservate come percepite il luogo e gli odori.

Passate un minuto semplicemente godendovi la pace e la solitudine. Lasciate che il vostro corpo si rilassi completamente, con l’aiuto della bellezza del luogo.

Adesso cominciate a camminare nella vostra immaginazione. Continuate a camminare finchè arriverete a un albero molto grande.  Come vi avvicinate, notate che vi è una porta in esso, con dei simboli magici sopra. La aprite, è abbastanza pesante, ma riuscite a ogni modo a entrare senza tanti sforzi.

Dentro l’albero è molto buio. C’è un raggio di luce che proviene da una fenditura sulla cima dell’albero. I vostri occhi a poco a poco si abituano all’oscurità, e notate che davanti a voi c’è un grande specchio. Vi sentite attratte verso di esso. Avanzate lentamente, fin quasi a toccarlo. A questo punto una forza indescrivibile vi attira ancora più vicine.

Sentite il vostro corpo che viene portato su, sempre più in alto, da un vortice roteante e turbinante di energia. Quest’energia è al tempo stesso gentile e forte. Vi sentite calme e speranzose. Vi muovete sempre più in alto, su, oltre l’albero, attraverso il cielo e le stelle… finchè vi starete muovendo così velocemente che la vostra visione diventerà confusa.

Alla fine atterrate con un tonfo sul terreno. Sapete che siete senza ombra di dubbio nel regno incantato della Dea. Vi guardate attorno: qui tutto è bellissimo. Prendetevi un attimo per assorbire la bellezza di ciò che vi circonda. Qui vi sentite perfettamente a casa, tranquille e al sicuro. Sentite la leggerezza dell’essere presente in questo luogo, percepite la saggezza e l’amore perfetto del luogo che emana tutt’intorno a voi e attraverso di voi.

Dopo un pò notate una donna seduta in terra davanti a voi. E’ la donna più bella che abbiate mai visto. Ha gli occhi più dolci del mondo e vi è una sorta di luminosità che la circonda. Siete certamente alla presenza della Dea.

:-)

Colei che ha creato l’abbondanza e la bellezza dell’universo. Vi sorride e vi porge la mano. Voi gliela stringete. “Figlia mia” – vi dice – “Raccontami cosa c’è nel tuo cuore“. Iniziate a parlare con lei. Ditele quello che volete.

La Dea vi accarezza i capelli, le spalle, e poi mette le sue mani sopra il vostro cuore. “Figlia mia” – vi dice – “Il mio amore, la mia bellezza, la mia saggezza scorrono attraverso di te, poichè siamo fatte della stessa materia. Tu provieni da me. Sei la mia amata figlia e sei preziosissima.. L’amore divino ti riempie, la saggezza divina ti guida e la bellezza divina ti circonda. Adesso senti dentro di te il potere del tuo sè di Dea“.

La Dea tiene la mano su di voi per diversi minuti e vi sentite caricate del suo potere. Dopodichè vi consegna uno specchio. “Guarda figlia mia, questo è il tuo sè di Dea, questo è il tuo sè spirituale. Hai il potere di creare qualunque cosa desideri per la tua vita. La mia divinità scorre attraverso di te. Sono sempre con te. Non c’è un momento della tua vita nel quale io non ci sia, che tu te ne accorga o no. Sono sempre con te e per mezzo di me tutte le cose sono possibili. Fidati di me figlia mia. Dai a me le tue preoccupazioni, perchè io possa tirarti su di morale, dammi i tuoi sogni perchè io possa renderti capace di realizzarli, rendi la tua visione chiara, perchè tu possa vederti come sei realmente puro spirito, la manifestazione della Dea“.

Con una mano tiene lo specchio di fronte a voi, mentre l’altra la tiene fermamente sulla vostra schiena. “Tu sei la Dea” vi istruisce, “non lo scordare mai“.

Mentre fissate lo specchio vedete chiaramente il vostro sè di Dea, l’immagine diventa sempre più limpida finchè non riuscite a vedere senza dubbi il vostro sè spirituale, il vostro sè di Dea. Questo è il sè che volete mostrare di più nel mondo.

Trascorrete qualche minuto connettendovi con la vostra Dea interiore. Fatele delle domande, potete anche farne alcune alla Dea che sta seduta accanto a voi.

Qundo avrete detto tutto ciò che avete bisogno di dire, guardate negli occhi il vostro sè di Dea e chiedetele che cosa avete bisogno di fare in questo momento per portarla più alla luce nel vostro sè di tutti i giorni.

Quando vi avrà risposto, ringraziatela.

Adesso è il momento di andare via, ma non vi sentite tristi perchè sapete che la Dea è con voi in ogni momento e vi potete mettere in contatto con lei ogni qualvolta lo desideriate.

Vi preparate ad intraprendere il viaggio per tornare nel mondo fisico.

Iniziate lentamente a ritornare nella vostra stanza, nel momento presente, nel luogo dove siete. Diventate consapevoli di dove siete con il corpo, muovete lentamente le gambe, le braccia e la testa. Aprite lentamente gli occhi e riportate la vostra coscienza nella vostra stanza…

La meditazione è terminata.

Spero sia stata gradita.

:-)

Auguri Dee!!

Un abbraccio luminoso.

Simona

PS

Felicia di www.felicementericca.com ci ha fatto un regalo bellissimo.

:-)

Ha inciso questa meditazione ed ha creato un prodotto audio a dir poco favoloso.

E’ scaricabile gratuitamente a questo link:

http://www.4shared.com/file/246023447/88fdb7a3/DEA.html

Grazie Dea Felicia!

<3





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