Il segreto per una relazione ricca e duratura

11_08-la-sposa-cadavereCiao,

ho trovato il segreto per una relazione sentimentale piena ed autentica in una fiaba/mito delle popolazioni Inuit.

Chi ha letto “Donne che corrono coi lupi” dell’analista junghiana Clarissa Pinkola Estés, conosce sicuramente la storia de “La donna scheletro” ed il suo messaggio circa i rapporti uomo/donna.

Le storie, i miti tramandati oralmente, le fiabe raccontate di generazione in generazione, contengono delle verità universali che possono essere riconosciute dagli appartenenti di ogni cultura poichè sono espresse sotto forma di archetipi.

E gli archetipi (si sa) fanno parte di tutte le culture del Mondo poichè li attingiamo da quel serbatoio comune che è l’immaginario collettivo/ ancestrale di ogni tempo e luogo.

La storia che segue va collocata pertanto in un non-luogo atemporale e quindi, sebbene scritta tanti anni fa in un spazio assai distante dalla cultura postmoderna, ancora ci parla di noi e delle nostre relazioni sentimentali.

LA DONNA SCHELETRO

Aveva fatto qualcosa che suo padre aveva disapprovato, sebbene nessuno più rammentasse cosa. Il padre l’aveva trascinata sulla scogliera e gettata in mare. I pesci ne mangiarono la carne e le strapparono gli occhi. Sul fondo del mare, il suo scheletro era voltato e rivoltato dalle correnti.


Un giorno arrivò in quella baia, dove un tempo andavano in tanti, un pescatore. Ma quel pescatore veniva da lontano e non sapeva che i pescatori locali si tenevano ormai alla larga da quella piccola baia che dicevano frequentata da fantasmi.

L’amo del pescatore scese nell’acqua e si impigliò nelle costole della Donna Scheletro. Pensò il pescatore: “Ne ho preso uno proprio grosso!” Intanto pensava a quanta gente quel grosso pesce avrebbe potuto nutrire, a quanto sarebbe durato, per quanto tempo avrebbe potuto restarsene a casa tranquillo.

E mentre stava cercando di tirare su quel gran peso attaccato all’amo, il mare prese a ribollire, perché colei che stava sotto stava cercando di liberarsi. Ma più lottava e più restava impigliata. Inesorabilmente veniva trascinata verso la superficie, con le costole agganciate all’amo.

Il pescatore si era girato per raccogliere la rete e non vide la testa calva affiorare dalle onde, non vide le piccole creature di corallo che guardavano dalle orbite del teschio, non vide i crostacei sui vecchi denti d’avorio.

Quando si volse, l’intero corpo era salito in superficie e pendeva dalla punta del kayak, tenendosi con i lunghi denti anteriori.

“Ah!”, urlò l’uomo, e il cuore gli cadde fino alle ginocchia, gli occhi per il terrore si nascosero in fondo alla testa, e le orecchie diventarono rosso fuoco. “Ah!” gridò, e la gettò giù dalla prua con il remo, e prese a remare come un demonio verso la riva.

Non rendendosi conto che era aggrovigliata nella lenza, era sempre più terrorizzato perché essa pareva stare in piedi e seguirlo a riva. Per quanto andasse a zig zag restava lì dietro ritta in piedi e il suo respiro rovesciava sulle acque nuvole di vapore, e le braccia si lanciavano in acqua come per afferrarlo e trascinarlo nelle profondità del mare.

“Ahhhhhhh!”, gemeva cercando di raggiungere la terra. Saltò giù dal kajak, prese a correre tenendo stretta la lenza, e il cadavere bianco corallo della Donna Scheletro, sempre impigliata alla lenza, lo seguiva a balzelloni.
Corse sugli scogli, e lei lo seguiva. Corse sulla tundra ghiacciata, e lei lo seguiva. Corse sulla carne messa a seccare, riducendola in pezzi poichè vi affondava con i suoi mukluk.

Lei gli era sempre dietro, e intanto afferrò un pesce congelato e prese a mangiarlo, perchè da gran tempo non si rimpinzava.
Alla fine l’uomo raggiunse il suo igloo, si lanciò nella galleria, e a quattro zampe penetrò all’interno. Ansimando e singhiozzando giacque nell’oscurità, con il cuore che batteva come un tamburo. Finalmente al sicuro, sì, al sicuro, grazie agli dei, al sicuro…finalmente.

Ma quando accese la lampada all’olio di balena, eccola, lei era lì, ed egli cadde sul pavimento di neve con un tallone sulla sua spalla, un ginocchio dentro alla gabbia toracica, un piede sul suo gomito.
Non seppe poi dire come fu: forse la luce del fuoco ne ammorbidiva i lineamenti, o forse perché era un uomo solo, fatto sta che sentì nascere come un sentimento di tenerezza, e lentamente allungò le mani sudicie e, con le parole dolci che una madre avrebbe rivolto al figlio, prese a liberarla dalla lenza.

“Ecco, ecco”, prima liberò le dita dei piedi, poi le caviglie. “Ecco, ecco”. E continuò nella notte, e la rivestì di pellicce per tenerla al caldo. Le ossa della Donna Scheletro erano esattamente nell’ordine che dovevano avere in un essere umano.

Cercò la pietra focaia, usò i suoi capelli per avere un po’ più di fuoco. Di tanto in tanto la guardava mentre ungeva il legno prezioso della sua canna da pesca e riavvolgeva la lenza.
E lei non diceva una parola – non osava – perché altrimenti quel cacciatore l’avrebbe presa e gettata dagli scogli, e le sue ossa sarebbero andate in pezzi.

All’uomo venne sonno, scivolò sotto le pelli e cominciò ben presto a sognare. Talvolta, durante il sonno, una lacrima scivola giù dall’occhio di chi sogna, non sappiamo mai quale sorta di sogno la provoca, ma sappiamo che è un sogno di tristezza o di struggimento. E questo accadde all’uomo.
La Donna Scheletro vide la lacrima brillare nella luce del fuoco, e d’improvviso sentì un’immensa sete. A fatica si trascinò accanto all’uomo addormentato e posò la bocca su quella lacrima.
Quell’unica lacrima era come un fiume, e lei bevve e bevve finchè la sua sete di anni non fu placata.

Mentre giaceva accanto a lui, frugò nell’uomo addormentato e gli prese il cuore, il tamburo possente. Si mise a sedere e si mise a picchiare sui due lati del cuore: “Bum! Bum!”.
Mentre suonava si mise a cantare: “Carne, carne, carne! Carne, carne, carne!”. E più cantava più si riempiva e ricopriva di carne. Cantò per i capelli e per buoni occhi, e per mani piene. Cantò la linea tra le gambe, e il seno, abbastanza grande da trovarvi calore, e tutte le cose di cui una donna ha bisogno.
E quando ebbe tutto fatto, cantò i vestiti, che si togliessero dal dormiente, e scivolò nel letto con lui, pelle a pelle. Rimise il grande tamburo, il suo cuore, nel suo corpo, e così si risvegliarono stretti uno nelle braccia dell’altra, aggrovigliati dalla loro notte, in un altro mondo, bello e duraturo.

Quelli che non rammentano il perchè della sua cattiva sorte di un tempo, dicono che lei e il pescatore andarono via e furono ben nutriti dalle creature che lei aveva conosciuto nella sua esistenza sott’acqua.
Dicono che è vero, e che è tutto quanto loro sanno.
<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<

Ora torniamo al nostro tempo e vediamo cosa può insegnarci il mito della donna scheletro .

L’analisi della storia che segue è stata brillantemente redatta dalla professoressa Clarissa Pinkola Estés e da me qui rielaborata.

La storia si apre su una colpa, una colpa da espiare, mai spiegata dal racconto. Una colpa che potrebbe essere presunta oppure accertata. Una colpa che macchia la protagonista all’origine e per la quale subisce una severissima punizione paterna: la donna è buttata in mare.

Il padre la rifiuta. La abbandona e la riversa nelle accoglienti braccia marine.

Questa fase rappresenta la dimensione in cui è nato il senso di indegnità e immeritevolezza per le proprie mancanze, a causa di un non adeguamento all’ordine socialmente prestabilito di cui si fanno portatrici e portatori molte donne e molti uomini.

La seconda fase, rappresentata dalla perdita della carne mangiucchiata dal lavorio del mare e dei suoi abitanti, è la fase in cui si trova chi è spogliato da tutto e resta da solo con la propria essenza.

La parte più evocativa del racconto è quando il pescatore crede di aver addescato un grosso pesce e, felice, immagina il riconoscimento sociale per il suo successo.

Si congratula con se stesso, pensando a quanti complimenti la gente gli farà per la sua ottima pescata.

Questa è la fase in cui un uomo o una donna si compiacciono per la buona riuscita di una “acchiappata”.

La metafora della pesca è eloquente: “Ne ho preso proprio uno grosso” – pensò il pescatore.

Ma “l’acchiappo” (mi si passi l’epressione gergale) si rivela essere altro rispetto a quanto si era immaginato.

La pescata allora appare meno buona di quanto si sperasse ed il pescatore fugge impaurito davanti alla presenza della donna scheletro.

Dopo la prima fase dell’innammoramento, fatte cadere le costruzioni artificiali intorno all’oggetto amato, ci si trova innanzi alla verità nuda e cruda: l’acchiappo si mostra per quello che è, nella sua essenza e non appare più quell’essere perfetto sul quale si erano ricamati sogni e desideri.

La fuga del pescatore è la fuga dal non-bello che una relazione sentimentale prima o poi apporta.

Significa in tal caso scappare dinanzi alle criticità, ai lati buii, ai grovigli della relazione.

La soluzione più immediata appare quindi l’evasione.

Per analogia se si trasporta la fuga del pescatore ad un rapporto di coppia, questa fase potrebbe rappresentare due cose:

a) la fine di una relazione

b) il sotterramento di ciò che si è visto come non bello

In entrambi i casi c’è un rifiuto nel voler affrontare il non bello e si opta per una soluzione che lascia in sospeso molte situazioni irrisolte.

Ma il pescatore nel buio del suo igloo ha poi un sussulto empatico di commozione e decide di sbrogliare la donna scheletro dalla lenza.

Ecco allora che pazientemente ne libera le ossa e metaforicamente affronta la matassa delle problematicità venendone a capo.

Questa è la fase più coraggiosa e liberatoria, ovvero quando si decide di restare, di guardare il brutto e affrontarlo.

Oltre il non bello si celano tesori inesplorati, molto più belli di quelli visti in superfice.

Oltre il non bello c’è un senso di intimità maggiore, un terreno di autenticità su cui costruire basi di fiducia solide, una promessa di complicità duratura che è il premio per chi ha deciso di sbrogliare la matassa.

Oltre il non bello c’è il vero, c’è l’accettazione per l’essenza dell’altro e di sé. Oltre il non bello c’è l’amore autentico.

L’accettazione dell’altro così come è, fa ricrescere la carne attorno alle ossa della donna scheletro, così come in una relazione si riempiono i vuoti scavati nel tempo dal senso di inadeguatezza.

Il non bello, del resto, è solo questo e si chiama “vulnerabilità umana“.

Il regalo per chi resta è una relazione fondata sulla veridicità della propria natura ed un’accettazione incondizionata di sè.

In altre parole, il dono più grande per chi decide di andare oltre il non bello è la piena e riconosciuta libertà di essere così come si è, amati e ricambiati per la propria natura interiore.

Il non bello va quindi riconosciuto, affrontato, risolto, accettato

Oltre il non bello c’è la propria natura divina e perfetta.

Oltre il non bello c’è unità, che è la base per qualsiasi relazione che voglia essere ricca e duratura.

:-)

Grazie a Clarissa Pinkola Estès per il suo lavoro di ricerca che mi ha permesso di rivisitare il mito della donna scheletro.

A presto.

Simona

PS

Questo post inaugura la sezione “Risveglia la Dea che è in te. Riappropriarsi del potere femmineo” dedicato in particolare alle donne che partecipano al corso omonimo per il benessere femminile.

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29 Commenti a “Il segreto per una relazione ricca e duratura”

  • andrea:

    che bello :)

    grazie!!

    me ne ricordero’!

  • Grazie di avere riportato questo bel racconto per archetipi, guarda caso ci sono proprio diversi punti in cui mi riconosco e riconosco, guarda caso problemi incontrati in relazione.
    E si, il primo impulso è proprio quello di scappare, ma è proprio vero che se si ha il coraggio di affrontare i problemi e di vedere oltre, il dono che arriva supera ogni aspettativa.
    Proprio lì superato quell’umana barriera di aspettative e di non accettazione, varcandone il confine si raggiunge l’intimità, la fiducia, la stima e il supporto reciproco.
    Ci vuole coraggio e forza e mi auguro di averne sempre di più e lo stesso auguro a tutti quanti per potere andare a quel livello superiore nelle proprie relazioni che tutti noi ci meritiamo.
    Un grande abbraccio.
    Alberto

  • marina:

    il guardare oltre, oltre ciò che appare, oltre le nostre paure ed i nostri pregiudizi, essere nudi…, amare è questo

  • Marco:

    E’ un racconto significativo. Quello che viene descritto è il rapporto uomo – donna: un rapporto per certi versi non semplice ma complementare e finalizzato alla creazione di un rapporto, nel quale c’è complementarità, può durare anche tutta la vita. Ma per durare tutta una vita è necessaria la presenza di un sentimento che si chiama ” amore “. Le mie esperienze passate e presenti per il momento mi portano a sostituire l’amore con il senzo dell’ unione sentimentale ( non a livello di amicizia ).
    L’amore è un sentimento unilaterale: non sarò mai quali sono i sentimenti dell’ altra parte semplicemente perchè non sono lei. Ma posso solo avere piena consapevolezza dei miei sentimenti: quelli che provo per la compagna che mi è vicino.
    Detto questo trovo piena immedesimazione tra me e il pescatore che fugge ………

  • Ciao Simona, ti faccio i miei complimenti, trovi sempre il modo di affascinarmi con i tuoi racconti! :)

    Il primo pensiero che mi ha attraversato quando ho ricevuto l’invito via email a leggere il tuo nuovo post è stato: mah mi sa che non intendiamo la stessa cosa.
    Poi un’altra parte di me ha detto: beh vai a controllare, che ti costa.

    Premio la mia curiosità e la fiducia nella qualità del tuo blog che mi trova ora qui a commentare questo post, dopo averlo letto con attenzione.

    Riguardo al contenuto, i miei complimenti all’autrice, riuscivo a visualizzare ogni scena descritta in modo vivido, e ad ogni riga rimaneva attiva la curiosità di sapere come continuava.

    Ti ringrazio per aver dato anche la traduzione dei simboli, preso dalla storia non avevo fatto un immediato collegamento.

    Direi che l’articolo va a prendere proprio il succo del discorso legato alle dinamiche di coppia, ed in un certo senso visto in positivo.

    Cosa voglio dire?!
    Per sedersi a tavolino e “guardare in faccia” i problemi di coppia e personali ci vuole: coraggio e capacità di analisi.

    Diciamo che, secondo me, non tutti riescono a ricucire passando il non bello, ma magari tornano a stare insieme già solo perchè manca l’altra persona, ed a volte questa dinamica riaccende l’amore, mentre altre volte, camuffato come sentimento sincero, il riavvicinarsi nasconde la paura di restar solo e l’innato desiderio di adagiarci alle abitudini.

    Frasi del tipo: abbiamo passato anni insieme, non mi va di ricominciare da capo con un altro, oppure, ho troppi ricordi agganciati a questa storia, non posso chiuderla così, o la più palese, ho raggiunto certe abitudini col mio partner che non mi va di perdere…mi sembra che lascino trasparire più un dolore nel rinunciare alla rootin di coppia che un piacere nel continuare la relazione.

    Anche questa sarebbe una dinamica interessante da sviluppare nel blog.

    Detto questo, è anche vero che sempre più persone, soprattutto uomini, stanno iniziando a mettersi in discussione, lo vedo anche nel mio quotidiano.

    Un supporto a chi è nella via della nuova era è sempre ben accetto, credo, e questo libro mi sembra un buon strumento per dare degli spunti interessanti.

    Un abbraccio

    Cristian

  • Prego Andrea!
    Un abbraccio!
    Simona
    :-)

  • Ciao Alberto,
    è proprio lì dove sta il groviglio che si impara tanto.
    Sbrogliata la matassa c’è un insegnamento da apprendere. Anche questo fa parte del tesoro nascosto di cui parlavo sopra.
    Felice che tu abbia gradito gli spunti di riflessione.
    Ricambio l’abbraccio.
    :-)
    Simona

  • Grazie Marina per l’integrazione..e aggiungo “essere disarmati..amare è questo”
    ;-)
    A presto risentirci.
    Simona

  • Ciao Marco, grazie per la tua testimonianza.
    Infatti non è un caso che sono più gli uomini che le donne che si rivedono nel pescatore.
    :-)
    Buona fortuna!
    Simona

  • Ciao Cristian,
    :-)
    eh già a volte non è come appare.
    Sì cmq il libro potrebbe rientrare a pieno titolo in una biblioteca sulla Nuova Era. Anche se fa parte del genere “saggistica femminile”, lo consiglierei anche agli uomini…le storie che racconta del resto parlano a tutti, indipendentemente dal sesso.
    A presto.
    Simona

  • SIMONA:

    Bellissimo racconto….e ancora di più la spiegazione….Me ne ricorderò e soprattutto la racconterò a chi si ferma prima e a ki non va mai…oltre il non bello… ed è in genere la maggior parte delle persone…sopratutto degli uomini.

    Grazie Simo….davvero utile

  • Dina:

    ciao Simona.
    Quando finisce la passione, Per far durare a lungo una relazione bisogna essere molto uniti nei momenti difficili.Si va avanti con reciproco rispetto affetto e perdono sapendo che nessuno dei due è perfetto.Siamo tornati sulla terra per evolverci. Se non vogliamo accettare questo, tranquilli!!! c’è sempre il libero arbitrio e la prossima rinascita. Però io dico visto che ci siamo è meglio servirci di questa, qui, ed ora.
    Nella prossima reicarnazione spero di essere una sacerdotessa, che bello!!! già mi vedo con un lungo mantello addosso tutto dorato!!!

  • Ciao Simona,
    raccontala questa storia. Falla rivivere a tuo modo. Rielabora a tuo piacimento. I miti orali a questo servono, per farli propri e tramandarli.
    In bocca al lupo per tutto.
    Simo
    :-)

  • Ciao Dina,
    perchè aspettare il prossimo giro di giostra?
    Puoi diventare una dea – sacerdotessa anche in questa vita.
    :-)
    Ti sei iscritta a “Risveglia la Dea che è in te. Riappropriarsi del potere femmineo”? E’ un percorso che mira a far emergere il divino femmineo in ogni donna.
    Fammi sapere!
    Un abbraccio di luce.
    Simona

  • Mauro:

    Meravigliosa..mi sono lasciato trascinare dalla storia e..avevo già intuito molto di quello che hai spiegato..grazie, di questo dono <3

  • prego Mauro!
    :-D
    Che bello ti sia piaciuto tanto!
    Un abbraccio!
    Simona

  • marilla:

    ciao simona avevo letto quel libro molti anni fa e ci volevi tu per ricordarmelo….le parole cmq secondo me dovrebbero solo aiutarci a prendere sempre più consapevolezza di quello che c’è e quindi portarci ad agire di conseguenza…

  • Lara Valpiani:

    Ciao Simona!!
    “Donne che corrono coi lupi” mi ha cambiato la vita…è sempre sul mio comodino. L’ho letto e riletto e di tanto in tanto torno a rielaborare qualche brano.
    Non posso quindi che essere pienamnente d’accordo con te, hai interpretato magnificamente il mito della donna scheletro.
    La mia vita amorosa procede felicemente e questo lo devo anche a quello che ho imparato leggendo il libro.
    Un bacio e a presto :-)

  • Ciao Marilla,
    infatti la consapevolezza è in fin dei conti sempre la chiave per l’equilibrio e l’armonia.
    E’ un libro molto noto in ambito di saggistica femminile. Non mi meraviglia che tu lo conoscessi già.
    Buondì.
    Un bacione.
    Simona

  • Ciao Lara,
    ne sono felice per te!
    :-)
    E a te quale storia del libro ha maggiormente affascinato?
    A presto.
    Simona

  • Lara Valpiani:

    Diciamo che il libro è meraviglioso ed è una continua scoperta dall’inizio alla fine…i miei racconti preferiti sono quello di “Manawee” e quello delle “Scarpette Rosse”.E poi ci sono le fantastiche “Regole Generali Dei Lupi Per La Vita”.
    Ma il pezzo che preferisco e che ormai so a memoria è questo…lo dedico a te Simona, a tutte le amiche che scrivono qui e a tutti gli uomini “che osano correre con le donne che corrono coi lupi”.

    L’EMERSIONE

    La meraviglia e la sofferenza del ritorno alla casa selvaggia è che possiamo andare, ma non possiamo restare. Per quanto stupendo sia, non possiamo restare sott’acqua per sempre: dobbiamo risalire in superficie…delicatamente posati sulla spiaggia petrosa, torniamo alla nostra vita mondana-profana con animazione nuova. Comunque è triste il momento in cui veniamo ridepositate sulla riva…Non appena torniamo al mondo rumoroso, specie se in qualche modo siamo rimaste isolate nel nostro viaggio a casa, la gente, le macchine e altri oggetti hanno un aspetto leggermente estraneo, e persino le chiacchiere di quanti ci circondano risuonano in modo un po’ strano alle nostre orecchie. Negli antichi riti mistici, gli iniziati tornando al mondo esterno si sentivano percorsi da una sensazione dolce-amara. Erano lieti rinvigoriti, ma anche un po’ ansiosi inizialmente. Ma laggiù il respiro dell’Universo e quello degli uomini si mescolano e fanno sì che una persona crei una poesia intensa e sacra. Proprio la poesia e il canto andiamo cercando. Vogliamo parole e canti possenti, che si odano sott’acqua e sulla terra. E’ il canto selvaggio che andiamo cercando, la grande occasione di usare il linguaggio selvaggio che impariamo a memoria nelle profondità del mare. Quando una donna dice la sua verità, accende le sue intenzioni e sensazioni e si tiene stretta alla natura istintiva, allora canta, vive nella corrente selvaggia di ampio respiro dell’anima.
    La grande forza selvaggia della nostra psiche intende mettere la sua zampa sulla nostra ombra, per poterci così dichiarare in suo possesso. Dopo che la Donna Selvaggia ha urtato la nostra ombra, apparteniamo di nuovo a noi stesse, ci troviamo nel giusto ambiente e nella casa legittima. Si comincia la ricerca del selvaggio fin da piccole e seppur prive di conoscenza SAPPIAMO e seppur prive di una completa visione COMPRENDIAMO che una forza miracolosa e amorosa esiste al di là dei confini dell’io. Le cose perdute per secoli si possono ritrovare seguendo le ombre che gettano. Noi donne di tutto il mondo sogniamo quanto è perduto, quel che dovrà emergere dall’inconscio. In tutto il mondo sogniamo gli stessi sogni. Non siamo mai senza la mappa. Non siamo mai separate. Ci usiamo attraverso i sogni. Ed ecco che cosa sogniamo: sogniamo l’archetipo della Donna Selvaggia, sogniamo la riunione. E ogni giorno nasciamo e rinasciamo da questo sogno, e per tutta la giornata creiamo grazie a questa energia. Notte dopo notte nasciamo e rinasciamo da questo stesso sogno selvaggio, e torniamo alla luce del giorno serrando nella mano un pelo ruvido, con le piante dei piedi nere di terra bagnata, i capelli che profumano di oceano, o di foresta, o di fuoco di legna. Da quella terra passiamo nei nostri abiti da giorno, nelle nostre esistenze diurne. Arriviamo da questo luogo selvaggio per metterci davanti al computer, o ai fornelli, alla finestra o davanti a un insegnante, a un libro o ad un cliente. Respiriamo il selvaggio nel lavoro con gli altri, nelle decisioni, nell’arte, nell’opera delle nostre mani e dei nostri cuori, nella politica, nella vita domestica, nell’educazione, nell’industria, negli affari esteri, nelle libertà, nei diritti e nei doveri. Il femminino selvaggio non è soltanto sostenibile in tutti i mondi, esso sostiene tutti i mondi. Noi donne stiamo costruendo una patria, ognuna di noi con il suo appezzamento di terra ritagliato da una notte di sogni e da una giornata di lavoro. Spargiamo questo terriccio in cerchi sempre più ampi, lentamente, lentamente. Un giorno sarà un territorio unico, una terra risorta dalla morte. Se cambiamento dev’esserci, quello siamo noi. Usate il vostro amore e i buoni istinti per sapere quando ringhiare, assalire, ritirarsi,latrare fino all’alba. Per vivere il più possibile vicino al selvaggio luminoso una donna deve scuotere di più la testa, traboccare di più, avere più intuito, più vita creativa, più solitudine, più compagnia di donne, più vita naturale, più fuoco, più cucina di parole e idee. Deva scuotersi di dosso la pelle che la ricopre, incedere sugli antichi sentieri, affermare la sua conoscenza istintuale. Possiamo tutte affermare di essere socie dell’antico clan delle cicatrici, orgogliosamente portare le cicatrici di guerra del nostro tempo, scrivere segreti sui muri, rifiutare di vergognarci. Non spendiamo troppo in collera. Da essa, piuttosto, facciamoci potenziare. Soprattutto, cerchiamo di essere astute e di usare le nostre facoltà femminili. Ricordiamo che il meglio non si deve nascondere. Dunque, ovunque voi siate, venite allo scoperto. Lasciate orme profonde, poiché ne siete capaci. Come la lupa, raccogliete le ossa di preziosi valori perduti e cantate per riportarli in vita. Perdonate quanto potete, dimenticate un poco e create molto. Quel che fate oggi influenzerà la vostra discendenza femminile in futuro. Le figlie delle vostre figlie delle vostre figlie probabilmente vi ricorderanno e soprattutto seguiranno le vostre tracce.(Da “Donne Che Corrono Coi Lupi” di Clarissa Pinkola Estés)
    Baci :-*
    Lara

  • Wow Lara ..non sai come ti ringrazio per avere riportato questo brano.
    :-)
    Ti abbraccio.
    Simona

  • adele:

    salve a tutti mi chiamo adele… mi piacerebbe condividere questo argomento, posso?

  • Adele, sei un essere illimitato, certo che puoi.
    :-)
    Grazie..ogni bene!
    Simona

  • adele:

    grazie di cuore simona, e un pò che cerco qualcuno da condividere donne che corrono coi lupi. simona ti faccio sapere che questo libro me lo aveva consigliato proprio il ragazzo della libreria dove vado di solito. quando lo avuto tra le mani hò sentito qualcosa che nn ti sò spiegare. appena sono arrivata a casa hò iniziato ha leggere, ma nn capivo, però c’era qualcosa che induivo, e cosi sono arrivata ha metà libro e lo mollato sopra alla mensola, però sentivo che mi chiamava, hò cercato invano se c’era qualcuno da poterlo condividere, ma nessuno lo conosceva, sono passati 4 anni da quando lo possiedo, ma nn mi sono arresa, hò iniziato ha fare delle ricerche su internet, mi piacerebbe comprendere behe il mess, anche se in un certo qualsenso qualcosa mi è arrivato, adesso sono felicissima che hò trovato voi. e che nn sò il forum come funziona, se mi dai delle indicazioni cosi ci conosciamo meglio! aspetto con gioia, un abbraccio!

  • Cara Adele, come sei dolce, sei la benvenuta. :-)
    Questo non è un forum, ma un blog. E’ semplice interagire. Basta scrivere un commento e pubblicarlo come hai fatto prima. :-)
    Se posso esserti utile, chiedi pure. Un abbraccio.
    Simona

  • adele:

    grazie simona… ma sai sono tantissime le cose da raccontare, nn sò da dove partire, anche pkè nn mi crederai ma sono emozionata di questa tua conoscenza, poi volevo dirti che se mi sono ritrovata tra le mani donne che corrono coi lupi, e pkè c’è un motivo valido, evidentemente il libraio che mi aveva consigliato evidentemente aveva notato qualcosa nei miei riguardi. ma adesso veniamo ha noi con il libro, la loba e la psiche? e poi volevo capire il vero significato del femminino.

  • adele:

    e vero che sono illimitata.. infatti avevo intrapreso una storia con una persona… ma e finita subito! pkè mi stò trascinando tante cose dietro. adesso che me ne rendo conto nn puoi immaginare la rabbia che hò dentro.dopo anni di soffocamento mi ero buttata x la prima volta in una storia amorosa, ma e durato solo 3 mesi… ma nn è questo che voglio parlarti, sono 2 anni che stò facendo un percorso personale da una mental choac… pkè la mia vita e stata danneggiata partendo dai genitori in poi, una vita segnata da tanti disagi psicologici… condizionamenti.. sottomissione.. umiliazioni pregiudizi discriminazioni, ecc ecc… ma adesso stò cercando di riprendermi la mia vita in mano… e x quello che desidero che apprendo bene donne che corrono coi lupi.un bacio simo!

  • Carissima Adele, fai una cosa, iscriviti al sito http://www.simonavitale.com (basta inserire il nome e l’indirizzo email).
    Riceverai così ebook e risorse multimediali gratuite sul femminino sacro. Se ti va scrivimi anche una mail privata. Ti abbraccio e ti auguro uan felice giornata.
    Simona

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