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Il segreto per una relazione ricca e duratura
Ciao,
ho trovato il segreto per una relazione sentimentale piena ed autentica in una fiaba/mito delle popolazioni Inuit.
Chi ha letto “Donne che corrono coi lupi” dell’analista junghiana Clarissa Pinkola Estés, conosce sicuramente la storia de “La donna scheletro” ed il suo messaggio circa i rapporti uomo/donna.
Le storie, i miti tramandati oralmente, le fiabe raccontate di generazione in generazione, contengono delle verità universali che possono essere riconosciute dagli appartenenti di ogni cultura poichè sono espresse sotto forma di archetipi.
E gli archetipi (si sa) fanno parte di tutte le culture del Mondo poichè li attingiamo da quel serbatoio comune che è l’immaginario collettivo/ ancestrale di ogni tempo e luogo.
La storia che segue va collocata pertanto in un non-luogo atemporale e quindi, sebbene scritta tanti anni fa in un spazio assai distante dalla cultura postmoderna, ancora ci parla di noi e delle nostre relazioni sentimentali.
LA DONNA SCHELETRO
Aveva fatto qualcosa che suo padre aveva disapprovato, sebbene nessuno più rammentasse cosa. Il padre l’aveva trascinata sulla scogliera e gettata in mare. I pesci ne mangiarono la carne e le strapparono gli occhi. Sul fondo del mare, il suo scheletro era voltato e rivoltato dalle correnti.
Quando si volse, l’intero corpo era salito in superficie e pendeva dalla punta del kayak, tenendosi con i lunghi denti anteriori.
Quell’unica lacrima era come un fiume, e lei bevve e bevve finchè la sua sete di anni non fu placata.
Ora torniamo al nostro tempo e vediamo cosa può insegnarci il mito della donna scheletro .
L’analisi della storia che segue è stata brillantemente redatta dalla professoressa Clarissa Pinkola Estés e da me qui rielaborata.
La storia si apre su una colpa, una colpa da espiare, mai spiegata dal racconto. Una colpa che potrebbe essere presunta oppure accertata. Una colpa che macchia la protagonista all’origine e per la quale subisce una severissima punizione paterna: la donna è buttata in mare.
Il padre la rifiuta. La abbandona e la riversa nelle accoglienti braccia marine.
Questa fase rappresenta la dimensione in cui è nato il senso di indegnità e immeritevolezza per le proprie mancanze, a causa di un non adeguamento all’ordine socialmente prestabilito di cui si fanno portatrici e portatori molte donne e molti uomini.
La seconda fase, rappresentata dalla perdita della carne mangiucchiata dal lavorio del mare e dei suoi abitanti, è la fase in cui si trova chi è spogliato da tutto e resta da solo con la propria essenza.
La parte più evocativa del racconto è quando il pescatore crede di aver addescato un grosso pesce e, felice, immagina il riconoscimento sociale per il suo successo.
Si congratula con se stesso, pensando a quanti complimenti la gente gli farà per la sua ottima pescata.
Questa è la fase in cui un uomo o una donna si compiacciono per la buona riuscita di una “acchiappata”.
La metafora della pesca è eloquente: “Ne ho preso proprio uno grosso” – pensò il pescatore.
Ma “l’acchiappo” (mi si passi l’epressione gergale) si rivela essere altro rispetto a quanto si era immaginato.
La pescata allora appare meno buona di quanto si sperasse ed il pescatore fugge impaurito davanti alla presenza della donna scheletro.
Dopo la prima fase dell’innammoramento, fatte cadere le costruzioni artificiali intorno all’oggetto amato, ci si trova innanzi alla verità nuda e cruda: l’acchiappo si mostra per quello che è, nella sua essenza e non appare più quell’essere perfetto sul quale si erano ricamati sogni e desideri.
La fuga del pescatore è la fuga dal non-bello che una relazione sentimentale prima o poi apporta.
Significa in tal caso scappare dinanzi alle criticità, ai lati buii, ai grovigli della relazione.
La soluzione più immediata appare quindi l’evasione.
Per analogia se si trasporta la fuga del pescatore ad un rapporto di coppia, questa fase potrebbe rappresentare due cose:
a) la fine di una relazione
b) il sotterramento di ciò che si è visto come non bello
In entrambi i casi c’è un rifiuto nel voler affrontare il non bello e si opta per una soluzione che lascia in sospeso molte situazioni irrisolte.
Ma il pescatore nel buio del suo igloo ha poi un sussulto empatico di commozione e decide di sbrogliare la donna scheletro dalla lenza.
Ecco allora che pazientemente ne libera le ossa e metaforicamente affronta la matassa delle problematicità venendone a capo.
Questa è la fase più coraggiosa e liberatoria, ovvero quando si decide di restare, di guardare il brutto e affrontarlo.
Oltre il non bello si celano tesori inesplorati, molto più belli di quelli visti in superfice.
Oltre il non bello c’è un senso di intimità maggiore, un terreno di autenticità su cui costruire basi di fiducia solide, una promessa di complicità duratura che è il premio per chi ha deciso di sbrogliare la matassa.
Oltre il non bello c’è il vero, c’è l’accettazione per l’essenza dell’altro e di sé. Oltre il non bello c’è l’amore autentico.
L’accettazione dell’altro così come è, fa ricrescere la carne attorno alle ossa della donna scheletro, così come in una relazione si riempiono i vuoti scavati nel tempo dal senso di inadeguatezza.
Il non bello, del resto, è solo questo e si chiama “vulnerabilità umana“.
Il regalo per chi resta è una relazione fondata sulla veridicità della propria natura ed un’accettazione incondizionata di sè.
In altre parole, il dono più grande per chi decide di andare oltre il non bello è la piena e riconosciuta libertà di essere così come si è, amati e ricambiati per la propria natura interiore.
Il non bello va quindi riconosciuto, affrontato, risolto, accettato
Oltre il non bello c’è la propria natura divina e perfetta.
Oltre il non bello c’è unità, che è la base per qualsiasi relazione che voglia essere ricca e duratura.
Grazie a Clarissa Pinkola Estès per il suo lavoro di ricerca che mi ha permesso di rivisitare il mito della donna scheletro.
A presto.
Simona
PS
Questo post inaugura la sezione “Risveglia la Dea che è in te. Riappropriarsi del potere femmineo” dedicato in particolare alle donne che partecipano al corso omonimo per il benessere femminile.
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