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Come calmare la mente-scimmia

Ciao!

:-)

Oggi parliamo di come dar sollievo ad una mente esausta da pensieri, preoccupazioni, critiche interiori, incessante chiacchiericcio.

Abbiamo più volte detto di quanto sia logorante il continuo dialogo interno che ci conduce lontano dal vivere nel “qui ed ora” e ci porta in una dimensione di inconsapevolezza.

Proporrò quindi un esercizio tratto dal libro “Lo zen e l’arte di innammorarsi” utile per tutti e privo di controindicazioni che ti darà una mano a concentrarti meglio nelle tue cose e ti donerà maggiore lucidità nelle scelte.

L’esercizio consiste nel far acquietare la mente che, come una scimmia impazzita, saltella da un pensiero all’altro, da un desiderio all’altro, da un’emozione all’altra.

Scegliamo allora di scendere dalla giostra e di abbandonare (perlomeno momentanemanete) ogni attività frenetica a favore di una partecipazione sensoriale più vivida ed una presenza più piena nelle nostre azioni.

Questa pratica nella disciplina Zen si chiama zazen e non ti dirò che sarà semplice, perchè richiede impegno, ma alla fine dell’esercizio ti sentirai rinato.

Allora, vuoi calmare la mente-scimmia scatenata?

Se sì, tutto quello che devi fare è sederti a terra su di un cuscino, trovare una posizione comoda, far aderire per bene la schiena ad una supporto che la sostenga e guardare in basso.

Sembra facile?

Non propriamente.

Ciò che richiede impegno è il non muoversi per nessuna ragione al mondo. Non risponderai al telefono, non ti gratterai se ti verrà prurito, non cambierai posizione, non andrai al bagno se ti scapperà, resterai in quella posizione e con gli occhi bassi per tutta la durata dello zazen.

Ora, gli studenti quando praticano lo zazen nello zendo (il luogo dove si impara l’arte dello Zen) non sanno quando l’esercizio terminerà poichè esso finisce con il suonare di una campana che il maestro sceglie di volta in volta quando attivare.

Poichè non abbiamo a disposizione un maestro zen, potremmo iniziare la pratica facendola coincidere con l’inizio della musica qui sopra caricata e terminare l’esperienza con il termine dei suoni riprodotti nel video.

E’ superfluo dire, che sarebbe  auspicabile staccare i telefoni e praticare zazen quando si è soli a casa oppure avvertire gli altri abitanti dell’appartamento di non disturbarci.

E’ anche ovvio ribadire che per tutto il  tempo non dobbiamo sbirciare l’orologio (sarebbe meglio toglierlo e tenerlo distante) nè guardare il video.  Ogni sforzo altrimenti sarebbe vano.

Quando avremo preso familiarità con lo zazen potremmo spingerci in un passo successivo e decidere di praticarlo in assoluto silenzio (è sempre consigliabile perchè ancora più efficace e rigenerante).

Se siamo fortunati potremmo chiedere la collaborazione di qualcuno in casa disposto a chiamarci dopo un tempo X deciso a sua discrezione.

Ti consiglio in tal caso di parlarne solo con chi sai che ti capirebbe fino in fondo, altrimenti la sua presenza seppur silenziosa nello zazen potrebber essere causa di disturbo e distrazione.

Il massimo sarebbe riuscire a trovare un compagno/ una compagna che condivida pienamente le nostre intenzioni a cui poi potremmo rendere il favore qualora volesse sperimentare lo stato di zazen.

Prima che inizi la pratica, ti anticipo che ti troverai faccia a faccia con i tuoi pensieri e ti renderai conto che tu non sei loro, puoi gestirli con calma, viverli, sostituirli oppure riporli completamente.

Come è scritto nel libro “Lo zen e l’arte di innammorarsi“:

…in assenza di ogni fonte di distrazione, contattiamo e vediamo quello che è continuamente in atto dentro di noi. Le porte della consapevolezza si sono socchiuse, e possiamo rimanere davvero stupiti da ciò che vediamo

oppure ancora, si legge in un altro passo:

Nel mondo moderno, stare seduti senza muoversi e senza prendere la fuga, e fare semplicemente una silenziosa conoscenza con noi stessi, può essere considerato folle e pericoloso, e addirittura una sorta di autocompiacimento. Dal punto di vista dello Zen è invece di basilare importanza: è l’attività fondamentale di cui abbiamo bisogno prima di gettarci nella vita.

Senza di essa le nostre azioni rischiano di essere azioni confuse, scombinate e affrettate, alla ricerca nel mondo esterno di ciò che già abbiamo al nostro interno”.

Quando avrai finito la pratica dello zazen noterai che sarai più presente ed ogni azione che seguirà sarà celebrata ed onorata come sacra. Tributerai maggiore rispetto alle cose, alle persone e a te stesso/te stessa.

Come dice l’autrice del libro, Brenda Shoshanna:

Iniziando davvero a stare seduti diventiamo calmi e centrati, e per la prima volta possiamo incontrarci e apprezzarci.

Se prima non incontriamo noi stessi, è impossibile incontrare realmente l’altro.”

Buon appuntamento con te stesso!

A presto!

:-)

Simona

Il guardiano interiore

ALBERO VIOLACiao,

quella che segue è una visualizzazione per incontrare il tuo guardiano interiore.

La visualizzazione è tratta dal libro di Miranda GrayLuna Rossa“, un testo molto utile che parla di come capire e usare i doni del ciclo mestruale e che io ho leggermente adattato per tutti, uomini e donne.

(Sto parlando molto dell’Archetipo del principio femminile in questi ultimi post, non a caso, giacchè con l’approssimarsi del 2012 stiamo assistendo ad un risveglio dell’energia femminile che investe tutti, indipendentemente dal genere di appartenenza, ma ne parlerò più nel dettaglio nel prossimo articolo).

L’incontro con il guardiano interiore, custode delle nostre potenzialità, ci permetterà di accettare la nostra forza e di riappacificarci con il corpo, accettandolo e prendendone consapevolezza.

E’ pertanto un esercizio di risveglio del nostro potenziale che va a lavorare per incrementare il senso di fiducia nelle nostre capacità interiori.

Come si sa, ciò che più si teme non sono le nostre falle, le nostre mancanze, ma il nostro potenziale, che è illimitato.

Accettarlo e benederilo costituisce uno step preliminare per sprigionare le energie inespresse ed assopite.

Prima di leggere e poi seguire la visualizzazione ti suggerisco di fare tre bei respiri profondi (inspirando  con il naso  gonfiando l’addome ed espirando con la bocca sgonfiando l’addome) per rinvigorire l’energia del corpo.

:-)

Bene.

Partiamo!

Rilassati e poi visualizza te stesso in piedi in un prato, nella calda luce del sole.

Resta così per un po’, notando la sensazione dell’erba sotto i tuoi piedi nudi, l’aria profumata, il grado di calore del sole e la stagione.

Di fronte a te c’è l’albero della Vita e mentre cammini verso di esso noti gli effetti della stagione che hai scelto sulla sua chioma.

Una leggera brezza muove le foglie e, guardando su, tra i rami, chiedi al Guardiano di apparire. Abbassando lo sguardo vedi il Guardiano di fronte a te.

Osserva bene il suo aspetto.

Avverti in lui un’aura di potere, mentre, in silenzio, ti porge qualcosa.

Vedi che è una costruzione in miniatura a forma di croce con al centro una cupola d’oro con intricati disegni e tempestata di gemme.

Sei meravigliato per la sua bellezza e per la precisione dell’esecuzione, e, mentre il Guardiano solleva la piccola cattedrale, vedi che è una scatola che contiene un calice.

Il calice è d’oro all’esterno e d’argento all’interno ed entra comodamente nella scatola.

Dentro al calice vedi una piccola quantità di liquido rosso che ricopre quasi completamente un anello con un rubino quadrato.

Il Guardiano solleva il calice dalla scatola e te lo offre dicendoti che se toccherai l’anello il vino ti avvelenerà, se invece berrai prima il vino potrai prendere l’anello senza problemi.

Tu sollevi il calice portandolo alle labbra e bevi il vino, gustando il suo aroma fortemente speziato.

Mentre prendi l’anello dal calice e te lo infili al dito, senti che qualcosa di importante sta avvenendo.

Percepisci un calore al basso ventre e una forza interiore che ti dà sicurezza e ispirazione.

(…)

Accetti il tuo corpo e ti fidi della sua natura, sapendo che fai parte sia del mondo interiore che di quello esteriore.

Con l’accettazione e la fiducia viene uno stato di grazia e , mentre riprendi coscienza del tuo corpo fisico, porti quella grazia e quella forza dentro di esso.

Il contatto con il tuo Guardiano interiore può essere riattivato ogni volta che preferisci attraverso la visualizzazione dell’albero della vita, così come l’hai immaginato nel tuo stato di rilassatezza.

Trovo questo esercizio particolarmente significativo perchè funziona molto bene per la legittimazione del nostro potenziale che, non solo è spesso temuto dal suo portatore, ma a volte condannato socialmente.

Come ti senti dopo aver fatto pace con il tuo potenziale?

:-)

Al post non ho associato nessuna immagine che potesse suggerire la figura di un “guardiano interiore” perchè non volevo condizionare la visualizzazione.

Come era fatto il tuo guardiano?

Che sembianze aveva?

Era giovane/vecchio…donna/uomo… vestito in maniera regale/umile?

Fammi sapere, lasciandomi un messaggio qui sotto!

Un abbraccione!

Simona

:-)

PS

Il libro “Luna Rossa” è un’ottima lettura anche per i maschietti che vogliono scoprire qualcosa in più a proposito del rito sacro del ciclo mestruale

Senso di colpa? No, grazie

gattino

Io ho un sogno: mi piacerebbe debellare definitivamente “il senso di colpa immotivato” dalla Terra.

Quando parlo di “senso di colpa immotivato” intendo un sentimento spiacevole che non si riferisce ad un evento ben preciso verso il quale si provano delle responsabilità, ma ad un stato dell’essere che ci fa sentire macchiati ed indegni laddove c’è solo purezza e candore.

Il senso di colpa immotivato (ma bisognerebbe verificare se esista un senso di colpa costruttivo) è depotenziante, limitante e provoca un blocco nell’azione.

A proposito del senso di colpa ho letto di recente queste parole di Lise Bourbeu, nel libro “Chi sei“:

Praticamente tutti, sulla Terra, potrebbero scrivere un libro sull’arte di sentirsi colpevoli senza esserlo realmente. Gli umani sono degli specialisti del senso di colpa, per ogni minima inezia; ci sentiamo colpevoli senza neppure verificare se sia il caso”.

E’ indubbio che la cultura cattolica abbia contribuito notevolmente a diffondere un senso di colpa generalizzato, innescando (consapevolmente o no) delle strane patologie.

Anni fa, ad esempio, conoscevo una ragazza (era una studentessa di un mio corso all’Università) che come coazione a ripetere ( tipico è l’esempio di chi si lava le mani continuamente) aveva l’abitudine di confessarsi più volte alla settimana perchè si sentiva perennemente in colpa nonostante la sua vita fosse limpida e l’anima cristallina.

Questa giovane viveva nell’angoscia di aver commesso un peccato (che poi si traduceva nell’aver risposto malamente a qualcuno o nell’aver pronunciato una parolaccia) e anelava alla purezza totale che vedeva però lontana ed irraggiungibile.

Più si penava per la mancata realizzazione spirituale e più stava male. Più stava male, più grande era il bisogno di confessarsi, in un circolo vizioso, dal quale ora, fortunatamente è uscita del tutto.

Ora, la patologia di quella ragazza era estrema e per fortuna non tutti hanno dei sensi di colpa così radicati, ma la cultura da cui proveniamo ha dato sicuramente una mano all’idea che non siamo altezza delle  situazioni in cui siamo coinvolti perchè  imperfetti e meritevoli forse di qualche castigo.

Questa idea non agisce sempre a livello consapevole ma è  sotterata nei meandri del subconscio che è spesso imbottito di convinzioni secondo cui “sotto sotto” siamo sbagliati.

Ricorda Lise Borbeau:

La nostra società è stata costruita sul senso di colpa. Già da bambini ci hanno raccontato la storia di Adamo ed Eva e del peccato originale; abbiamo appreso di essere stati creati nel peccato, che la vita era fatta per soffrire, per espiare, per pentirci in continuazione, e se non abbiamo una valida ragione per sentirci colpevoli, siamo abilissimi nel trovarcene rapidamente una.

Se per esempio una persona che amiamo ha l’aria triste, incominciamo a chiederci – Che cosa ho mai fatto, perchè sia così di cattivo umore? Che potrei fare perchè si senta meglio?-

Ti è mai capitato? Ti è accaduto di recente?

L’insidia del senso di colpa è che è paralizzante. Blocca l’energia dell’amore in una auto-punizione inutile e dannosa.

Invece di chiederci quindi: “cosa abbiamo appreso da una data situazione?” ci fustighiamo con parole di disprezzo sul nostro conto che non vanno a vantaggio di nessuno.

Forse nessuno ci ha detto che siamo esseri liberi e che possiamo fare tutto, siamo perfetti e meritevoli di tutte le gioie e l’amore di questo mondo.

Siamo perfetti così come siamo. Non dobbiamo mondarci, purificarci, ripulirci dai difetti perchè siamo esseri di Luce e la Luce non ha colpe, la Luce è e basta.

La prossima volta che ti sentirai in colpa per qualcosa invece di annegare nel biasimo per te stesso, domandati onestamente se avevi l’intenzione di nuocere coscientemente.

Se sì, chiedi scusa o usa la tecnica hawaiana dell’ho’oponopono (ripeti la sequenza “Ti amo, Scusami, Grazie, Mi dispiace“) e poi non rammaricartene più.

Se no, non ci pensare  e goditi la vita con la leggerezza nel cuore, nell’anima e nella mente.

Vai bene così come sei, e se c’è un giudice severo a condannare i tuoi sbagli quello sei solo tu.

Ti voglio bene.

Simona

PS

Se non conosci la tenica dell”ho’oponopono ne parla Joe Vitale in Zero Limits

;-)

PS2

Recentemente ho pubblicato due articoli sul blog di Ricchezzavera.com

Puoi vederli qui:

- Vadim Zeland: Come guadagnare con le proprie passioni

- Feng Shui e ricchezza: come attrarre la prosperità in casa


Il fruscio delle stelle del mattino

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Questo articolo trae spunto dal best seller di Vadim Zeland: Il fruscio delle stelle del mattino, per l’appunto, il secondo volume della trilogia “Reality Transurfing“.

Sin da subito ho trovato il titolo del libro molto suggestivo e poetico, sebbene la mente razionale non riusciva a coglierne il senso.

Ma come si fa a mettersi in ascolto del fruscio delle stelle del mattino?

Le stelle mica hanno un suono-  diceva la mente – e, ammesso che lo emettano, noi siamo troppo distanti per riuscire a coglierlo.

Ed infine - borbottava la mente- se non riusciamo a sentire il suono delle stelle..come potremmo poi accorgerci del loro fruscio?.

Ovviamente “il fruscio delle stelle del mattino” è una metafora e sta indicare il segnale che emette la nostra anima quando vuole seguire la sua strada.

Affinare la capacità di ascolto de “il fruscio delle stelle del mattino” significa quindi – a detta di Vadim Zeland- prestare attenzione a quanto farebbe gioire, come ad una festa, la nostra anima.

Secondo Zeland, l’anima sa precisamente cosa vuole e cosa non vuole, cosa è in linea con il proprio cammino evolutivo e cosa non lo è, viceversa quello che non sa fare è comunicare con il linguaggio della mente razionale.

Come fare allora per decifrare i suoi desideri?

Essere vigili, presenti, lucidi. Evitare l’effetto zombizzante del tran tran quotidiano, in un’unica parola: vivere con consapevolezza.

Chi non è avezzo a vivere nel qui ed ora, potrebbe cominciare a sperimentare questo stato dell’essere, ponendosi durante il giorno, di tanto in tanto le seguenti domande: Dove sono in questo momento? cosa c’è intorno a me? a cosa sto pensando? che emozioni sto provando in questo momento?.

E’ un esercizio semplice che aiuta a prendere familiarità con il presente e riduce notevolmente l’effetto ipnotico e ammaliante della vita postmoderna (si pensi al solo intorpidimento dovuto al massiccio consumo di tv e videogiochi).

Crescere in consapevolezza comporta molti vantaggi tra cui una maggiore concentrazione, una maggiore efficienza e produttività e una riduzione degli stati emotivi negativi.

Dice Vadim Zeland a proposito: “Tanto più profondamente dormiamo da svegli, tanti più errori commettiamo“.

(…)

Abbiate cura di voi stessi con sollecitudine, rivolgetevi a voi stessi con partecipazione e attenzione. Allora la vostra anima si riscalderà e potrà dispiegare le sue ali“.

Dinanzi ad una grossa decisione o di piccolo rilievo, cerca di fare silenzio interiore recuperando la connessione con il momento presente e chiediti semplicemente “Anima, cosa desideri?

Anche se non ce l’hanno mai insegnato, la vita è una festa, è un banchetto, una dimensione in cui sperimentare creativamente le molteplici sfaccettature del nostro essere.

Permettiti quindi di essere ciò che vuoi, ciò che fa vibrare la tua anima all’unisono con l’Universo, sii audacemente te stesso,  e se non sai semplicemente cosa vuoi dalla vita rispondi solo alla seguente domanda: “Cosa trasformerà la mia vita in una festa?“.

Ognuno conserva in tasca la chiave per la felicità, alcuni non sanno di possederla, altri ancora sbagliano porta, altri non sanno che bisogna appena girarla nel chiavistello.

Acquisire un udito capace di ascolare il fruscio delle stelle del mattino ci mette tutti nella condizione di trovare la  porta d’accesso per realizzare la nostra vocazione e le aspirazioni più profonde.

Con amore.

Simona

L’incatesimo delle parole

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Oggi parlerò di quelle frasi e di quei modi di dire che influenzano la nostra realtà.

Elencherò in particolare quelle parole che hanno un impatto forte sul  nostro corpo e ne determinano lo stato di salute.

Le parole, come detto nel precedente post, lasciano sempre un segno, specie se ripetute e a volte contribuiscono addirittura all’insorgere di un disturbo fisico.

Come dice Roberto Re in Leader di te stesso:

“L’uso sbagliato delle parole nel descrivere le esperienze della nostra vita può distruggerci emotivamente tanto quanto la scelta di parole più produttive può far scaturire in noi emozioni assoultamente positive.

Le cose che ci diciamo costantemente e intensamente poco per volta diventano la nostra realtà”.

Come fare allora? Prendendo coscienza di ciò che diciamo, scegliendo accuratamente le nostre parole prima di proferirle a noi stessi e agli altri.

Suggerisce ancora Re infatti:  “Una buona pratica quotidiana che potremmo fare relativamente a questo è cercare di diventare più consapevoli del linguaggio che utilizziamo ogni giorno, accentuando l’uso di colori brillanti in tutte le loro sfumature e attenuando il più possibile i toni cupi”.

Da una maggiore consapevolezza deriva pertanto un maggior controllo non solo sul fluire delle parole, ma anche delle emozioni che si celano dietro di esse.

Alcune frasi da evitare nascondono il nostro modo di vedere il Mondo che poi appare ai nostri occhi a conferma di come lo immaginiamo.

Tra queste programmazioni inconsce ci sono quelle che hanno una ripercussione sfavorevole come ad esempio i modi dire che dipingono la vita come difficile  e faticosa:

- La vita è una lotta

- Nella vita bisogna lavorare duro

- I soldi non si trovano dietro l’angolo

- Per essere belle bisogna soffrire

- Nella vita non si può fare tutto quello che si vuole

- Non si può avere tutto

- Le disgrazie non arrivano mai da sole

-Prima o poi tocca a tutti

-Quando uno nasce disgraziato…

- Chi nasce servo non nasce padrone

- Ridi oggi, piangi domani

- Tutte le cose belle finiscono

- Non si diventa ricchi senza sporcarsi le mani

- Non si impara niente gratis

- Quando smetti di lavorare sei finito

…e così via.

Una volta presa coscienza della potenziale dannosità di certe espressioni andrebbe poi corretta con un affermazione dal carattere depotenziante.

Se diciamo ad esempio: “Da questa situazione non ne uscirò mai” andrebbe sostituita con una frase del tipo: “Non so come, ma ne uscirò“.

Oppure invece di dire: “Questa cosa mi ha colpito“  sarebbe più opportuno cambiarla con “Questa cosa mi ha parecchio interessato” ecc.

Alcune parole poi, per la loro carica simbolica che il subconscio capta e traduce in senso letterale, se reiterate nel tempo possono provocare malanni.

E’ il caso dell’elenco che segue, meravigliosamente redatto dalla psicoterapeuta Claudia Rainville nel libro “Metamedicina -Ogni sintomo è un messaggio” con tanto di suggerimenti su come contrastare l’effetto nocivo delle parole:

DA ANNULLARE

Non ho forza

SINTOMO

Debolezza

DA UTILIZZARE

Sono un pò più forte ogni giorno

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Non ho energia

SINTOMO

Stanchezza

DA UTILIZZARE

Sono ogni giorno più energico

——————————————————————————————

Devo sempre trattenermi

SINTOMO

Stitichezza

DA UTILIZZARE

Mi lascio sempre più libero di  essere me stesso

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Mi sento soffocare

SINTOMO

Problemi respiratori

DA UTILIZZARE

Mi prendo il mio spazio sempre di più

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Non riesco a digerirlo

SINTOMO

Mal di stomaco

DA UTILIZZARE

Non mi è facile accettarlo

——————————————————————————————-

Ce l’ho ancora nel gozzo

SINTOMO

Mal di gola

DA UTILIZZARE

Mi concedo del tempo per assimilarlo

——————————————————————————————–

Questa faccenda mi brucia ancora

SINTOMO

Bruciore di stomaco

DA UTILIZZARE

Per me non è facile da accettare

——————————————————————————————–

Mi prende alle viscere

SINTOMO

Mal di pancia dolorosi o emorragie

DA UTILIZZARE

Questa cosa mi tocca in profondità

——————————————————————————————–

Ho il morale a terra

SINTOMO

Depressione

DA UTILIZZARE

Domani andrà meglio

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Mi prende alla gola

SINTOMO

Asma, probemi respiratori

DA UTILIZZARE

C’è sempre una soluzione

——————————————————————————————–

Mi sembra di non andare avanti

SINTOMO

Male ai piedi

DA UTILIZZARE

Sto studiando quale è il passo migliore da fare

———————————————————————————————

Mi faccio un fegato grosso così

SINTOMO

Problemi al fegato

DA UTILIZZARE

Ho fiducia che le cose migliorino

———————————————————————————————

Ho sempre dovuto mandare tutto giù

SINTOMO

Cancro alla laringe

DA UTILIZZARE

Imparo ad esprimermi

——————————————————————————————–

Mi faccio cattivo sangue

SINTOMO

Setticemia, Colesterolo

DA UTILIZZARE

Non sono del tutto tranquillo, ma sto imparando ad avere

fiducia

——————————————————————————————–

Devo sempre combattere

SINTOMO

Malattie del sangue, leucemia

DA UTILIZZARE

Bisogna che cerchi delle soluzioni

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Non c’è mai nessuno che mi sostenga

SINTOMO

Disturbo all’arco dei piedi

DA UTILIZZARE

Ho imparato a contare su me stesso

——————————————————————————————–

Ingrasso anche solo bevendo acqua

SINTOMO

Obesità

DA UTILIZZARE

L’acqua elimina i grassi superflui

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Mi fa cagare

SINTOMO

Diarrea

DA UTILIZZARE

Non mi piace

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Mi rode, mi logora

SINTOMO

Cancro, amputazione

DA UTILIZZARE

Non mi dà tutto ciò che vorrei

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Finanziariamente sono nella merda

SINTOMO

Problemi al colon

DA UTILIZZARE

Le cose si sistemeranno

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Questa non è vita

SINTOMO

Polmonite

DA UTILIZZARE

Bisogna che trovi delle soluzioni per facilitarmi la vita

——————————————————————————————–

Mi spezza il cuore

SINTOMO

Problemi cardiaci

DA UTILIZZARE

Mi rattrista

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Mi hanno trascinato nel fango e coperto di merda

SINTOMO

Problemi al retto

DA UTILIZZARE

Questa storia mi ha toccato nella mia integrità

——————————————————————————————–

Come vedi sono davvero numerose le espressioni di uso comune che contribuiscono a creare a nostra insaputa le condizioni per l’instaurarsi di una patologia.

Ogni linguaggio gergale o dialettale ha poi espressioni diverse che qui per ovvi motivi non potevano essere tutte contemplate.

Me ne sovviene una tipica delle mie parti che sta and indicare una condizione di sofferenza penosa: “gettare il sangue” espressione che allude metaforicamente ad un’emorragia e di conseguenza perdita di vita e di gioia.

L’elenco sarebbe lunghissimo, ma spero che questi esempi siano stati utili, così quando starai per  pronunciare una parola -incantesimo ne sarai cosciente e ad avrai tutto il tempo per sostituirla con un’espressione più felice.

Buone chiacchiere consapevoli!

Simona

:-)

PS

Non è che alla sola pronuncia di una frase di questo tipo magicamente si manifesta il disturbo, ma la verbalizzazione ripetuta nel tempo predispone all’insorgenza di un malessere. Ovviamente gli esempi hanno un valore illustrativo e gli effetti non sono immediati, così come l’insorgenza delle malattie è solo potenziale.

Influenza suina e tamiflu

Oggi scrivo un post di quelli che farebbero impazzire i teorici del complotto ed i fan di David Icke

Internet serve anche a questo, ad informare laddove l’informazione è lacunosa nei media tradizionali.

Tra le tante rivoluzioni sociali apportate dall’era di Internet c’è ne è una che è sotto gli occhi di tutti: l’ampliarsi delle fonti di informazione e la possibilità di crearsi una zona di dibattito pubblico svincolata dalla voce dei media generalisti.

Internet ha insinuato il dubbio. Il dubbio che l’informazione proveniente dalla tv, dalla radio e dai giornali potesse essere non vera.

Un tempo si diceva che una cosa era vera perchè l’aveva detta la tv.

Oggi la legittimità di un’informazione non è data dal fatto che è veicolata dalla tv, anzi, a volte, quella stessa provenienza fa vacillare la veridicità di un fatto.

Internet ha aumentato le voci, ha dato a tutti un microfono grazie al quale poter dire la propria, spesso in contrasto con gli organi istituzionali.

La Storia con la esse maiuscola, quella ufficiale si frantuma in tante storie, in tante interpretazioni, quanti sono i fruitori e costruttori dell’informazione stessa.

Internet ha così anche creato il suo maggiore paradosso: ad un aumento delle voci aumenta anche la confusione dell’informazione.

Più democrazia, più fonti, più caos nell’orientarsi nel mare magnum dell’informazione.

E’ il paradosso della Torre di Babele. Se tutti parlano si rischia di non capire più chi sta dicendo e che cosa.

Qualora si volesse credere alle tesi della manipolazione dell’informazione, questo rubinetto sempre aperto di immagini e di suoni che è il panorma multimediale in cui siamo immersi gioverebbe alla causa dei signori del complotto e per una ragione precisa.

Maggiori fonti comunicative non producono maggiore informazione necessariamente. Anzi. Se le informazioni sono contradditorie è come non produrre affatto informazione o produrla falsificata.

Mistificare un fatto o raccontare tesi contradditorie sul fatto stesso provoca il medesimo stato di ignoranza.

Dall’altra parte però grazie ad Internet, il teatrino che ha messo in piedi lo spettacolo dell’informazione unilaterale (calata dall’alto e presa per buona così come è) sta mostrando il suo dietro le quinte.

Lo show orchestrato ad arte appare più come fiction che come rappresentazione della realtà.

La grande narrazione che tiene unito l’Occidente postmoderno (contro magari un sedicente Oriente premoderno) non è più legittima. Appare come una favola.

Il colossale film dell’attacco alla civilità democratica per antonomasia è passato attraverso internet come un film per l’appunto e non come un documentario giornalistico.

Aumenta da un lato la criticità ed il livello di consapevolezza dei fruitori delle informazioni, dall’altro aumenta la confusione di questi, sempre più immersi in un continuum comunicativo dove notizie importanti ed inezie si mescolano senza alcun principio di causa-effetto.

Lì dove non aumenta il senso critico rispetto agli eventi raccontati dai media, allora aumenta il disagio nel dover elaborare una massa informe e troppo estesa di dati che pervengono ogni giorno da fonti diversissime e innumerevoli.

Nel secondo caso, aumenta allora l’indifferenza dovuta all’incapacità di dover gestire un quotidiano calderone di informazione  senza senso .

Ci sono allora quelli a cui non interessa affatto se Bin Laden esiste o meno, se la crisi economica sia stata pianificata a tavolino, se la febbre suina sia una bufala, o che cavolo fanno in Iraq le nostre truppe.

Il mondo è divenuto troppo complicato per loro, preferisco perdersi nel chiacchiericcio vacuo e rassicurante di una conversazione effimera, che ha la stessa tenuta di una messa in piega, ma è tanto rassicurante e non mette in crisi un sistema di credenze sempre più autocentrato e individualistico.

Poi ci sono quelli che, consapevoli della manipolazione dell’informazione (e degli intenti che i registi di questo film proiettato nelle sale collettive) abbracciano le armi della parola e spargono fiumi di inchiosto (o di bit presumibilmente) contro il Sistema (sempre con la esse maiuscola).

Personalmente consiglio di non inveire contro i signori della manipoalzione, nè rinchiudersi in un atteggiamento snobistico e rinunciatario di riflessione critica degli eventi che passano, ma di costruire assieme un nuovo paradigma dell’informazione non più basato sull‘occultamento (come prima) nè sul bispensiero (come adesso), un sistema fondato sulla chiarezza e la trasparenza, in un’unica parola molto retrò e quasi tabù: la verità.

A proposito dello smettere di raccontarci frottole, per l’influenza suina i governi spingono ad utilizzare il farmaco tamiflu (già ampiamento promosso per l’aviaria mentre poi si è verificato ininfluente su tale malattia) che provoca i seguenti effetti indesiderati:
Nausea, vomito, diarrea, dolori addominali, mal di testa.
Rari: epatite, eruzioni cutanee, reazioni allergiche tra cui anafilassi e sindrome di Stevens Johnson.
Altri: necrolisi epidermica tossica, aritmia cardiaca, sequestro, confusione, aggravamento del diabete e colite emorragica.

Effetti neurologici: difficoltà di coscienza, allucinazioni, delirio, comportamento anomalo, autolesionismo.

A parte questo è un buono farmaco O______O

Tutto anela verso il Tutto (seconda parte)

Nel precedente post non sono riuscita ad esaurire tutti i concetti per me rilevanti espressi nel libro di Saint Germain, Anime Gemelle. Anime Compagne.

Riprendo qui il post precedente citando le frasi che ho ritenuto più significative al fine di cogliere il principio basilare secondo cui Tutto anela verso il Tutto.

Innanzitutto…Siate in pace, sappiate che siete Dio, che siete amore, siete divinità esemplificata e tutto intorno a voi rifletterà che siete al livello della Sorgente.

E poi…Non giudicatevi perchè giudicando voi stessi state giudicando la Sorgente entro il vostro essere e vi state separando da voi stessi.

Abbiate un’esperienza estatica con tutto ciò che fate. Fosse anche un’azione banale e routinaria, fatela diventare l’esperienza sensoriale più ricca di cui avete mai goduto.

Andate, vi dico ora, e abbiate un’esperienza sessuale con tutto ciò che entrate in contatto, tutto: il vostro compagno o compagna, i vostri familiari, i vostri genitori, il sole, la luna, la Terra, i vostri amici pennuti che di notte gorgheggiano sugli alberi, la flora e tutto ciò che è percepito come inanimato.

Entrate in contatto con la Natura tutta, così come non avete mai fatto prima.

Quando comprendete la bellezza della vita, la foglia argentea nella pioggia di primavera che ridendo si lascia buttare qua e là, che maliziosamente rivela la sua pagina inferiore alle brezze che vengono ad accarezzarla: questo è far esperienza della gioia.

….Ciò facendo benedirete ogni persona e ogni cosa che incontrerete. In questa benedizione nascono l’estasi, la gioia esplosiva, la consapevolezza cosmica, l’unione divina l’uno con l’altro e l’altro con un altro, finchè tutti i frammenti della divinità non si fonderanno nell’interezza di Dio.

Vi lascio ancora con le parole di Saint Germain che saluta così…Andate, miei cari, miei beneamati e siate cosmicamente orgasmici, costantemente esplosivi nell’estasi e in verità conoscerete la gioia. Arrivederci per ora.

Namaste.

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