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Sul caso Sakineh

C’è una foto da diversi giorni a questa parte che compare in giro.
E’ un primo piano di una donna con intorno al viso un velo nero. Il suo nome è Sakineh Mohammed Ashtiani ed è condannata a morte per adulterio ed omicidio.
La vicenda si svolge in Iran, ma il caso ha toccato l’opinione pubblica mondiale ed in diverse città si sono svolte proteste per far sospendere la sua lapidazione.
Perchè?
A prima vista perchè un reato di adulterio punito con la lapidazione sembra una sanzione sociale troppo barbara ed incivile per i popoli “democratici e occidententali”. E questo senso di empatia transnazionale ha mobilitato e sensibilizzato persone molto distanti tra loro.
Ma ad uno sguardo più approfondito c’è qualcosa che non torna sul caso Sakineh.
Perchè mobilitarsi proprio per lei?
Perchè non farlo per altre donne che con il medesimo reato (vero o presunto) di adulterio sulle spalle vanno incontro alla stessa condanna?.
Quanti casi del genere vengono tenuti fuori dai circuiti dell’informazione?
Sulla sua vicenda c’è stata un’inflazione di informazione, perchè invece c’è un’assoluta assenza di comunicazione su altri casi simili?
Se volessimo farci sedurre da una tesi cospirazionista potremmo addirittura supporre che il caso Sakineh sia un pretesto messo in piedi dal governo americano per diffondere l’immagine dell’Iran come paese arretrato nel quale vengono violati i diritti civili.
Quale migliore occasione allora per esportare un po’ di sana “democrazia americana“?
Del resto l’attacco all’Iran era già stato abbondantemente preannunciato, ma mancava una buona scusa per “democratizzare il paese” alla maniera U.S.A.
Ecco allora un’occasione d’oro per innescare il vecchio processo che ha sempre funzionato in ambito di politica internazionale e che va sotto il nome di : PROBLEMA – REAZIONE – SOLUZIONE.
Ora, lasciando le teorie complottiste (per quanto ne potremmo sapere Sakineh potrebbe anche non esistere affatto come Bin Laden, malaticcio e barbuto che comanda un esercito terrorista da un bunker sotterraneo sperduto chissà dove) c’è un fenomeno reale ed innegabile ed è la disparità di trattamento riservata ad alcune donne.
Ed il caso Sakineh (reale o artificioso che sia) ha dimostrato una grande sensibilità di massa verso questa tema.
Ora però la strada per cambiare le cose non può ridursi al tam tam di pubblicazioni e replicazioni dell’immagine di una donna presa a simbolo della mancanza dei diritti civili.
Non andremo molto lontano se ci limitiamo a condividere link con l’immagine di Sakineh sul nostro profilo Facebook.
Per quanto siano encomiabili gli intenti di sospendere la sua lapidazione, sovrapponendo la sua immagine a quella del nostro profilo privato nei social network che frequentiamo, continueranno a sussistere casi del genere se non alimentiamo una nuova forma pensiero che non tolleri più differenze di genere.
Detto in altri termini, io non voglio condividere un link per fermare una lapidazione (ammesso che questo cambi le cose) voglio diffondere una forma mentis capace di non concepire più l’associazione adulterio-lapidazione.
E’ a monte che andrebbe pensato il cambiamento, non a valle.
Voglio che si formi una massa critica sufficientemente ampia da rendere impossibile il concepimento di pensieri di disuguaglianza di genere.
Sembrano sogni impossibili, ma Gregg Braden insegna con la teoria della centesima scimmia che un cambiamento di pensiero se riesce ad essere sufficientemente divulgato può raggiungere una sorta di quorum, di massa critica necessaria per modificare le regole del gioco.
Per quanto posso, mi sto impegnando ad innestare un pensiero di equità e di pace, di confronto dialettico tra i generi attraverso un progetto chiamato
“Risveglia la Dea che è in te. Riappropriarsi del potere femmineo”
Qui sotto
troverai il manifesto del progetto:
Risveglia la Dea che è in te. Riappropriarsi del potere femmineo” è volto alla costruzione di una massa critica sufficientemente ampia per diffondere una forma-pensiero di effettiva equità nei generi sessuali.
Per il recupero di un modo di pensare pacifico e rispettoso della terra, il ruolo del femmineo è determinante. E’ un movimento che promuove iniziative concrete per la divulgazione di nuove rappresentazioni sociali della donna che tengano conto della sua specificità di genere.
E’ inoltre rivolto al recupero della dignità di genere attraverso il confronto su tematiche al femminile.
Per intenderci, non ci limiteremo a pubblicare notizie su casi di mancata emancipazione e violazione dei diritti della donna ma lavoreremo con l’impegno affinché un nuovo paradigma di pensiero non permetta mortificazioni e denigrazioni dell’essere donna.
Per fare ciò saranno previsti workshop, seminari dal vivo e materiale audio/video da far circolare.
Per iscriverti al progetto e creare un circuito virtuoso di donne che perseguono le medesime finalità, basta registrarsi qui in basso:
http://simonavitale.com/
Grazie per aver aderito a quest’iniziativa.
Ogni bene!
Simona
Il segreto per una relazione ricca e duratura
Ciao,
ho trovato il segreto per una relazione sentimentale piena ed autentica in una fiaba/mito delle popolazioni Inuit.
Chi ha letto “Donne che corrono coi lupi” dell’analista junghiana Clarissa Pinkola Estés, conosce sicuramente la storia de “La donna scheletro” ed il suo messaggio circa i rapporti uomo/donna.
Le storie, i miti tramandati oralmente, le fiabe raccontate di generazione in generazione, contengono delle verità universali che possono essere riconosciute dagli appartenenti di ogni cultura poichè sono espresse sotto forma di archetipi.
E gli archetipi (si sa) fanno parte di tutte le culture del Mondo poichè li attingiamo da quel serbatoio comune che è l’immaginario collettivo/ ancestrale di ogni tempo e luogo.
La storia che segue va collocata pertanto in un non-luogo atemporale e quindi, sebbene scritta tanti anni fa in un spazio assai distante dalla cultura postmoderna, ancora ci parla di noi e delle nostre relazioni sentimentali.
LA DONNA SCHELETRO
Aveva fatto qualcosa che suo padre aveva disapprovato, sebbene nessuno più rammentasse cosa. Il padre l’aveva trascinata sulla scogliera e gettata in mare. I pesci ne mangiarono la carne e le strapparono gli occhi. Sul fondo del mare, il suo scheletro era voltato e rivoltato dalle correnti.
Quando si volse, l’intero corpo era salito in superficie e pendeva dalla punta del kayak, tenendosi con i lunghi denti anteriori.
Quell’unica lacrima era come un fiume, e lei bevve e bevve finchè la sua sete di anni non fu placata.
Ora torniamo al nostro tempo e vediamo cosa può insegnarci il mito della donna scheletro .
L’analisi della storia che segue è stata brillantemente redatta dalla professoressa Clarissa Pinkola Estés e da me qui rielaborata.
La storia si apre su una colpa, una colpa da espiare, mai spiegata dal racconto. Una colpa che potrebbe essere presunta oppure accertata. Una colpa che macchia la protagonista all’origine e per la quale subisce una severissima punizione paterna: la donna è buttata in mare.
Il padre la rifiuta. La abbandona e la riversa nelle accoglienti braccia marine.
Questa fase rappresenta la dimensione in cui è nato il senso di indegnità e immeritevolezza per le proprie mancanze, a causa di un non adeguamento all’ordine socialmente prestabilito di cui si fanno portatrici e portatori molte donne e molti uomini.
La seconda fase, rappresentata dalla perdita della carne mangiucchiata dal lavorio del mare e dei suoi abitanti, è la fase in cui si trova chi è spogliato da tutto e resta da solo con la propria essenza.
La parte più evocativa del racconto è quando il pescatore crede di aver addescato un grosso pesce e, felice, immagina il riconoscimento sociale per il suo successo.
Si congratula con se stesso, pensando a quanti complimenti la gente gli farà per la sua ottima pescata.
Questa è la fase in cui un uomo o una donna si compiacciono per la buona riuscita di una “acchiappata”.
La metafora della pesca è eloquente: “Ne ho preso proprio uno grosso” – pensò il pescatore.
Ma “l’acchiappo” (mi si passi l’epressione gergale) si rivela essere altro rispetto a quanto si era immaginato.
La pescata allora appare meno buona di quanto si sperasse ed il pescatore fugge impaurito davanti alla presenza della donna scheletro.
Dopo la prima fase dell’innammoramento, fatte cadere le costruzioni artificiali intorno all’oggetto amato, ci si trova innanzi alla verità nuda e cruda: l’acchiappo si mostra per quello che è, nella sua essenza e non appare più quell’essere perfetto sul quale si erano ricamati sogni e desideri.
La fuga del pescatore è la fuga dal non-bello che una relazione sentimentale prima o poi apporta.
Significa in tal caso scappare dinanzi alle criticità, ai lati buii, ai grovigli della relazione.
La soluzione più immediata appare quindi l’evasione.
Per analogia se si trasporta la fuga del pescatore ad un rapporto di coppia, questa fase potrebbe rappresentare due cose:
a) la fine di una relazione
b) il sotterramento di ciò che si è visto come non bello
In entrambi i casi c’è un rifiuto nel voler affrontare il non bello e si opta per una soluzione che lascia in sospeso molte situazioni irrisolte.
Ma il pescatore nel buio del suo igloo ha poi un sussulto empatico di commozione e decide di sbrogliare la donna scheletro dalla lenza.
Ecco allora che pazientemente ne libera le ossa e metaforicamente affronta la matassa delle problematicità venendone a capo.
Questa è la fase più coraggiosa e liberatoria, ovvero quando si decide di restare, di guardare il brutto e affrontarlo.
Oltre il non bello si celano tesori inesplorati, molto più belli di quelli visti in superfice.
Oltre il non bello c’è un senso di intimità maggiore, un terreno di autenticità su cui costruire basi di fiducia solide, una promessa di complicità duratura che è il premio per chi ha deciso di sbrogliare la matassa.
Oltre il non bello c’è il vero, c’è l’accettazione per l’essenza dell’altro e di sé. Oltre il non bello c’è l’amore autentico.
L’accettazione dell’altro così come è, fa ricrescere la carne attorno alle ossa della donna scheletro, così come in una relazione si riempiono i vuoti scavati nel tempo dal senso di inadeguatezza.
Il non bello, del resto, è solo questo e si chiama “vulnerabilità umana“.
Il regalo per chi resta è una relazione fondata sulla veridicità della propria natura ed un’accettazione incondizionata di sè.
In altre parole, il dono più grande per chi decide di andare oltre il non bello è la piena e riconosciuta libertà di essere così come si è, amati e ricambiati per la propria natura interiore.
Il non bello va quindi riconosciuto, affrontato, risolto, accettato
Oltre il non bello c’è la propria natura divina e perfetta.
Oltre il non bello c’è unità, che è la base per qualsiasi relazione che voglia essere ricca e duratura.
Grazie a Clarissa Pinkola Estès per il suo lavoro di ricerca che mi ha permesso di rivisitare il mito della donna scheletro.
A presto.
Simona
PS
Questo post inaugura la sezione “Risveglia la Dea che è in te. Riappropriarsi del potere femmineo” dedicato in particolare alle donne che partecipano al corso omonimo per il benessere femminile.
Per iscriversi a “Risveglia la Dea che è in te. Riappropriarsi del potere femmineo” registrarsi qui:
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La meditazione della Luce Bianca
Ciao,
ho creato per te la meditazione della luce bianca un audio che infonde coraggio e fiducia da ascoltare prima di affrontare una prova importante: un esame, un’esibizione, un appuntamento, una gara, un incontro nel quale ti sarà chiesto di parlare in pubblico, etc.
La meditazione della Luce Bianca è nata così:
Qualche mese fa un mio amico doveva sostenere un esame all’Università e la sera prima era molto agitato perchè temeva di farsi prendere dall’emotività e rovinare così un momento cruciale nella sua carriera accademica.
Si confidò con me circa le sue paure ed io al momento inventai una meditazione per fargli ritrovare la calma, la centratura e la sicurezza in se stesso.
L’esame andò bene e mi ringraziò più volte, ma io gli ricordai che era merito suo aver riacquistato la fiducia nelle proprie capacità.
Seguirono altri esami ed il mio amico ancora rievoca le parole di quelle sera prima di recarsi all’università e sostenere una nuova prova.
Sebbene io faccia uso della pratica meditativa tutti i giorni, non avevo mai ascoltato quelle parole che mi uscirono di bocca spontaneamente e da allora non ci pensai più.
Poi, un mese fa circa, si presentò una situazione analoga.
Una mia amica era molto preoccupata per via di un’esibizione di danza che avrebbe dovuto fare da lì a poche ore.
Mi chiese di darle la mano e infonderle coraggio.
Eravamo su di un autobus, io le tenni la mano e ripescai dalla memoria la meditazione che avevo inventato per il mio amico. La rielaborai, la resi più articolata e la pronunciai nuovamente.
La mia amica si abbandonò in uno stato di pace e l’esibizione fu un successo.
Qualche giorno fa ho pensato di scrivere la meditazione, poi ribattezzata della Luce bianca, affinchè non vada persa nei meandri dell’oblio.
Grazie a Felicia Ursarescu di FeliceMentericca.com, che ha curato l’editing dell’audio, ho così creato “La meditazione della Luce Bianca” che può essere scaricata in questa pagina.
Come spiego nell’audio:
“L’uso costante della pratica meditativa non ha controindicazioni, ma solo benefici.
Meditare ogni giorno rafforza il sistema immunitario, la concentrazione e migliora il sonno.
Meditare inoltre ti aiuta ad essere più centrato ed equilibrato nella vita.
Favorisce uno stato d’animo calmo ed una maggiore lucidità.”
Contrariamente a quanto si crede, meditare non impone posture complesse, nè richiede un viaggio doloroso nell’inconscio.
E’ una pratica rigenerante nella quale si sospende per qualche minuto il chiacchiercco interiore con l’effetto sbalorditivo di sentirsi più centrati e fiduciosi.
Ricapitolando..l’uso prolungato della pratica meditativa:
- Rinforza le difese immunitarie
- Favorisce sonni ristoratori
- Placa le ansie
-Incrementa l’autostima
- Stimola il coraggio
- Aiuta la concentrazione
- Acquieta l’animo in uno stato di pace interiore
- Favorisce la lucidità
…grazie al contatto con le risorse interiori che ciascuno possiede ed il cui serbatoio è praticamente illimitato.
Spero che l’ascolto di questo audio ti porti coraggio e serenità.
Un abbraccio di cuore.
Simona
PS
Raccontami la tua esperienza con la pratica meditativa. Hai mai meditato? Che tipo di benefici ne hai ricavato?
Senso di colpa? No, grazie

Io ho un sogno: mi piacerebbe debellare definitivamente “il senso di colpa immotivato” dalla Terra.
Quando parlo di “senso di colpa immotivato” intendo un sentimento spiacevole che non si riferisce ad un evento ben preciso verso il quale si provano delle responsabilità, ma ad un stato dell’essere che ci fa sentire macchiati ed indegni laddove c’è solo purezza e candore.
Il senso di colpa immotivato (ma bisognerebbe verificare se esista un senso di colpa costruttivo) è depotenziante, limitante e provoca un blocco nell’azione.
A proposito del senso di colpa ho letto di recente queste parole di Lise Bourbeu, nel libro “Chi sei“:
“Praticamente tutti, sulla Terra, potrebbero scrivere un libro sull’arte di sentirsi colpevoli senza esserlo realmente. Gli umani sono degli specialisti del senso di colpa, per ogni minima inezia; ci sentiamo colpevoli senza neppure verificare se sia il caso”.
E’ indubbio che la cultura cattolica abbia contribuito notevolmente a diffondere un senso di colpa generalizzato, innescando (consapevolmente o no) delle strane patologie.
Anni fa, ad esempio, conoscevo una ragazza (era una studentessa di un mio corso all’Università) che come coazione a ripetere ( tipico è l’esempio di chi si lava le mani continuamente) aveva l’abitudine di confessarsi più volte alla settimana perchè si sentiva perennemente in colpa nonostante la sua vita fosse limpida e l’anima cristallina.
Questa giovane viveva nell’angoscia di aver commesso un peccato (che poi si traduceva nell’aver risposto malamente a qualcuno o nell’aver pronunciato una parolaccia) e anelava alla purezza totale che vedeva però lontana ed irraggiungibile.
Più si penava per la mancata realizzazione spirituale e più stava male. Più stava male, più grande era il bisogno di confessarsi, in un circolo vizioso, dal quale ora, fortunatamente è uscita del tutto.
Ora, la patologia di quella ragazza era estrema e per fortuna non tutti hanno dei sensi di colpa così radicati, ma la cultura da cui proveniamo ha dato sicuramente una mano all’idea che non siamo altezza delle situazioni in cui siamo coinvolti perchè imperfetti e meritevoli forse di qualche castigo.
Questa idea non agisce sempre a livello consapevole ma è sotterata nei meandri del subconscio che è spesso imbottito di convinzioni secondo cui “sotto sotto” siamo sbagliati.
Ricorda Lise Borbeau:
“La nostra società è stata costruita sul senso di colpa. Già da bambini ci hanno raccontato la storia di Adamo ed Eva e del peccato originale; abbiamo appreso di essere stati creati nel peccato, che la vita era fatta per soffrire, per espiare, per pentirci in continuazione, e se non abbiamo una valida ragione per sentirci colpevoli, siamo abilissimi nel trovarcene rapidamente una.
Se per esempio una persona che amiamo ha l’aria triste, incominciamo a chiederci – Che cosa ho mai fatto, perchè sia così di cattivo umore? Che potrei fare perchè si senta meglio?-“
Ti è mai capitato? Ti è accaduto di recente?
L’insidia del senso di colpa è che è paralizzante. Blocca l’energia dell’amore in una auto-punizione inutile e dannosa.
Invece di chiederci quindi: “cosa abbiamo appreso da una data situazione?” ci fustighiamo con parole di disprezzo sul nostro conto che non vanno a vantaggio di nessuno.
Forse nessuno ci ha detto che siamo esseri liberi e che possiamo fare tutto, siamo perfetti e meritevoli di tutte le gioie e l’amore di questo mondo.
Siamo perfetti così come siamo. Non dobbiamo mondarci, purificarci, ripulirci dai difetti perchè siamo esseri di Luce e la Luce non ha colpe, la Luce è e basta.
La prossima volta che ti sentirai in colpa per qualcosa invece di annegare nel biasimo per te stesso, domandati onestamente se avevi l’intenzione di nuocere coscientemente.
Se sì, chiedi scusa o usa la tecnica hawaiana dell’ho’oponopono (ripeti la sequenza “Ti amo, Scusami, Grazie, Mi dispiace“) e poi non rammaricartene più.
Se no, non ci pensare e goditi la vita con la leggerezza nel cuore, nell’anima e nella mente.
Vai bene così come sei, e se c’è un giudice severo a condannare i tuoi sbagli quello sei solo tu.
Ti voglio bene.
Simona
PS
Se non conosci la tenica dell”ho’oponopono ne parla Joe Vitale in Zero Limits
PS2
Recentemente ho pubblicato due articoli sul blog di Ricchezzavera.com
Puoi vederli qui:
- Vadim Zeland: Come guadagnare con le proprie passioni
- Feng Shui e ricchezza: come attrarre la prosperità in casa
Il fruscio delle stelle del mattino

Questo articolo trae spunto dal best seller di Vadim Zeland: Il fruscio delle stelle del mattino, per l’appunto, il secondo volume della trilogia “Reality Transurfing“.
Sin da subito ho trovato il titolo del libro molto suggestivo e poetico, sebbene la mente razionale non riusciva a coglierne il senso.
Ma come si fa a mettersi in ascolto del fruscio delle stelle del mattino?
Le stelle mica hanno un suono- diceva la mente – e, ammesso che lo emettano, noi siamo troppo distanti per riuscire a coglierlo.
Ed infine - borbottava la mente- se non riusciamo a sentire il suono delle stelle..come potremmo poi accorgerci del loro fruscio?.
Ovviamente “il fruscio delle stelle del mattino” è una metafora e sta indicare il segnale che emette la nostra anima quando vuole seguire la sua strada.
Affinare la capacità di ascolto de “il fruscio delle stelle del mattino” significa quindi – a detta di Vadim Zeland- prestare attenzione a quanto farebbe gioire, come ad una festa, la nostra anima.
Secondo Zeland, l’anima sa precisamente cosa vuole e cosa non vuole, cosa è in linea con il proprio cammino evolutivo e cosa non lo è, viceversa quello che non sa fare è comunicare con il linguaggio della mente razionale.
Come fare allora per decifrare i suoi desideri?
Essere vigili, presenti, lucidi. Evitare l’effetto zombizzante del tran tran quotidiano, in un’unica parola: vivere con consapevolezza.
Chi non è avezzo a vivere nel qui ed ora, potrebbe cominciare a sperimentare questo stato dell’essere, ponendosi durante il giorno, di tanto in tanto le seguenti domande: Dove sono in questo momento? cosa c’è intorno a me? a cosa sto pensando? che emozioni sto provando in questo momento?.
E’ un esercizio semplice che aiuta a prendere familiarità con il presente e riduce notevolmente l’effetto ipnotico e ammaliante della vita postmoderna (si pensi al solo intorpidimento dovuto al massiccio consumo di tv e videogiochi).
Crescere in consapevolezza comporta molti vantaggi tra cui una maggiore concentrazione, una maggiore efficienza e produttività e una riduzione degli stati emotivi negativi.
Dice Vadim Zeland a proposito: “Tanto più profondamente dormiamo da svegli, tanti più errori commettiamo“.
(…)
“Abbiate cura di voi stessi con sollecitudine, rivolgetevi a voi stessi con partecipazione e attenzione. Allora la vostra anima si riscalderà e potrà dispiegare le sue ali“.
Dinanzi ad una grossa decisione o di piccolo rilievo, cerca di fare silenzio interiore recuperando la connessione con il momento presente e chiediti semplicemente “Anima, cosa desideri?”
Anche se non ce l’hanno mai insegnato, la vita è una festa, è un banchetto, una dimensione in cui sperimentare creativamente le molteplici sfaccettature del nostro essere.
Permettiti quindi di essere ciò che vuoi, ciò che fa vibrare la tua anima all’unisono con l’Universo, sii audacemente te stesso, e se non sai semplicemente cosa vuoi dalla vita rispondi solo alla seguente domanda: “Cosa trasformerà la mia vita in una festa?“.
Ognuno conserva in tasca la chiave per la felicità, alcuni non sanno di possederla, altri ancora sbagliano porta, altri non sanno che bisogna appena girarla nel chiavistello.
Acquisire un udito capace di ascolare il fruscio delle stelle del mattino ci mette tutti nella condizione di trovare la porta d’accesso per realizzare la nostra vocazione e le aspirazioni più profonde.
Con amore.
Simona
2012..che fare?
Molti mi scrivono in privato e mi chiedono più o meno cose simili alla frase che segue:
“Ok il 2012 è un anno indicativo, in realtà dobbiamo vivere nel qui ed ora, ma nel frattempo..adesso… che dovrei fare?”
Altra domanda che mi si pone è la seguente:
“Si..si andrà tutto bene…ma all’approssimarsi del 2012 io scorgo intorno a me cambiamenti di grossa portata e un pò ne temo l’impatto..allora che fare?
Questo post è dedicato a quanti si interrogano con quesiti simili e a loro dedico le sagge parole di Kryon, l’entità angelica (che ci aiuta ad elevare la vibrazione del nostro pianeta) canalizzata da Lee Carroll nonchè da Angelo Picco Barilari (è nel video in alto) in Italia.
Io Kryon, con il mio Servizio
Magnetico ho elevato l’energia di
questo pianeta stendendo tutto intorno al
pianeta una griglia energetica, dei circuiti
energetici per stimolare l’Energia del Pianeta.
“Questo può comportare dei cambiamenti e i cambiamenti possono portare timore.
Tuttavia se sei consapevole di te stesso, di colpo ti scompare ogni paura, ogni ansia, sei a casa tua, ovunque tu sia.
Se invece continui ad identificarti con i possessi materiali, emotivi, mentali, ebbene continuerai a farti del male.
Se invece ti saldi sempre di più all’Essere Spirituale che tu sei, tutti gli attaccamenti scompaiono e finalmente fluisci attraverso l’esistenza e, in quel momento, ciò che tu chiami Dio si può riversare dentro di te.
Quando tu fluisci e sei scomparso, diventando un tutt’uno con l’esistenza, diventi, per usare un’immagine della tradizione hindu, lo Shiva danzante, la danza di Shiva, colui che continua a ballare e a muoversi beato nell’universo, senza mai fermarsi.
Diventi la testimonianza dell’Energia stessa che si muove. Ebbene quando tu diventi questo gesto, a quel punto sei in contatto con Dio e la tua vita diventa facile, ogni paura scompare.
Dunque Kryon in “Rivelazioni sul 2012 e la Nuova Era” suggerisce di restare centrati, nell’armonia del cuore, nell’equilibrio del proprio Essere in ogni momento, così facendo ci si immerge in uno stato di pace e di lucidità, qualunque siano le circostanze intorno.
Così facendo si ottiene inoltre un doppio risultato positivo che si riversa beneficamente sugli altri perchè -dice sempre Kryon – :
“La tua vibrazione comincia ad espandersi verso gli altri e aiuti gli altri con il cambiamento, senza fare praticamente niente.
“Arriverai ad un punto in cui basterà la tua presenza in una stanza, in un posto, a cambiare l’Energia di Dio o di quello che tu chiami Dio.
Questo processo di Energia migliorerà così tanto dentro di te che tutto ciò che è attorno ne sarà ricolmo e, a sua volta, si riverserà dentro di te perchè non ci sarà più separazione, ci sarà solo ed esclusivamente unità con coscienza e di coscienza.
Questo aiuta la trasformazione, aiuta il pianeta, aiuta l’umanità in questo passaggio ed è per questo che io Kryon, ho molta fretta di renderti consapevole.
Come abbiamo visto, dunque, pensare al proprio benessere e alla propria evoluzione spirituale è tutt’altro che un comportamento egoico bensì costituisce un atto preliminare per il sostegno di altri fratelli i quali, come di riflesso, si illuminano della Luce che da noi sprigiona.
Kryon ci spiega la ragione di questo fenomeno:
“Tu sei legato alla vita di ogni Essere Umano, ogni Essere Umano è interdipendente ed è legato ad un filo sottile con gli altri esseri umani, i quali a loro volta sono legati a fili energetici sottili di Entità di Luce.
Se ogni Essere Umano eleva la propria Energia, la propria luce, per la legge universale della corrispondenza (puoi chiamarla anche Legge di Attrazione), si eleva ad unirsi con Entità a lui consone.
Ci stiamo dirigendo verso un’epoca in cui sempre più ci sarà l’integrazione tra il cuore e lo spirito, tra la polarità maschile e femminile, tra l’emisfero destro e quello sinistro poichè stiamo trascendendo la dualità caratterizzante l’era dei Pesci.
Nell’epoca dei Pesci infatti la dualità ci è servita per fare esperienza e per apprendere determinate lezioni, ma ora – ci ricorda Kryon -
Sei nell’Era dell’Acquario e l’Era dell’Acquario dice che come puoi sviluppare i tuoi organi di Luce, la tua coscienza, la tua sensibilità, la tua intuizione non è necessario che tu fisicamente vivi un’esperienza negativa per apprendere qualcosa.
Se tu sei vigile, sei attento, sei sensibile, sei centrato non è più necessità di viverla.
Quindi per rispondere alla domanda di cui sopra, “cosa puoi fare per migliorare la tua condizione esistenziale e di conseguenza vibrazionale”?
Pensare a te stesso, concentrarti su ciò che più desideri raggiungere, abbandonarsi all’idea della provvidenza universale, individuare la propria vocazione e seguirla, alimentare un senso di dignità per se stessi.
La dignità è infatti, tra tutte le virtù, la più affascinante e non va intesa come un senso di altezzosità bensì come accettazione e rispetto per se stessi.
A proposito della dignità Kryon dice che:
“Non è un senso fisico, non è la vista, non è l’udito, non è il gusto, non è il profumo, ma è un senso che riguarda lo Spirito, che riguarda l’Anima.
Quando cominci a decidere per te stesso ciò che desideri, inizi ad avere dignità e avendo dignità non permetti più a nessuno, in nessun modo, chiunque esso sia, fosse lo stesso Kryon in persona di poterti mettere i piedi in testa, di poterti sottomettere, in qualsiasi modo, in quasiasi maniera“.
Mi piace moltol’idea dell’Essere di Luce fiero, ma non altezzoso; attento a sè ed altruista; concentrato in ciò che fa, ma con il giusto distacco per non lasciarsi imbrigliare nei tormenti emotivi; traboccante di amore e forte; lucido e ricco di immaginazione creativa.
Se questo è l’uomo della Nuova Era allora stiamo ben messi, direi.
Grazie infinite Kryon per i tuoi scritti, la tua presenza ed il tuo lavoro energetico.
Con amore
<3 <3 <3
Simona
Il senso di meritevolezza e la Legge di Attrazione

Scrivo questo post per tutti coloro ai quali non sempre riesce di padroneggiare la nota Legge di Attrazione.
Un piccolo suggerimento per far lavorare la LOA (Law of Attraction in inglese) a proprio vantaggio consiste nell’innalzare la soglia della meritevolezza ovvero sentirsi adeguati rispetto agli obiettivi sognati.
Il brano che segue è tratto dal mio ebook “Dipingi la tua vita con Legge
dell’ Attrazione” e tratta esplicitamente del concetto di Merito, una chiave formidabile che apre molte porte (se non lo si confonde con la presunzione).
Condizione essenziale per far lavorare la LOA a nostro favore è aumentare il senso di meritevolezza.
Sentirsi meritevoli di ottenere ciò che più desideriamo è un passo obbligato per raggiungere gli obiettivi preposti.
Non si spenderanno mai abbastanza parole sull’importanza del concetto di “merito” e di “adeguatezza”.
Sentiti all’altezza di perseguire i tuoi scopi.
Senti davvero che puoi ottenere tutta la felicità che desideri, perché la meriti.
Sei perfetto e amabile ed ogni tuo singolo capello è degno di essere amato.
Non c’è niente che non vada in te.
L’universo non attende altro momento che l’attimo in cui ti ricoprirà dei suoi doni.
L’universo ha un atteggiamento benevolo nei tuoi confronti e non vede l’ora di prodigarsi per regalarti il meglio.
Ogni cosa posta dinanzi a te è a tuo servizio.
La Natura collabora alla tua felicità.
Il cielo che ti copre la testa ed il profumo dei fiori sono stati posti lì per te.
Non c’è nessun motivo per cui tu non possa godere di ogni situazione, poiché anche la più apparentemente nefasta conserva il suo lato prezioso.
L’unica cosa che può complottare contro il tuo benessere risiede nel tuo percepirti inadeguato.
Ma in realtà non c’è alcun motivo per sentirsi immeritevole di un successo.
Ogni congettura contro il senso di meritevolezza, in realtà è stata costruita e come tale può essere rimossa.
(stralcio tratto da “Dipingi la tua vita con La Legge dell’ Attrazione“)
Ogni giorno imparo un pò di più come l’amore ed il rispetto per se stessi siano una medicina insostituibile per lenire tanti dolori e guarire dal senso di manchevolezza.
Con amore
Simona
<3 <3 <3







