Archivio di gennaio 2011

Il guardiano interiore

ALBERO VIOLACiao,

quella che segue è una visualizzazione per incontrare il tuo guardiano interiore.

La visualizzazione è tratta dal libro di Miranda GrayLuna Rossa“, un testo molto utile che parla di come capire e usare i doni del ciclo mestruale e che io ho leggermente adattato per tutti, uomini e donne.

(Sto parlando molto dell’Archetipo del principio femminile in questi ultimi post, non a caso, giacchè con l’approssimarsi del 2012 stiamo assistendo ad un risveglio dell’energia femminile che investe tutti, indipendentemente dal genere di appartenenza, ma ne parlerò più nel dettaglio nel prossimo articolo).

L’incontro con il guardiano interiore, custode delle nostre potenzialità, ci permetterà di accettare la nostra forza e di riappacificarci con il corpo, accettandolo e prendendone consapevolezza.

E’ pertanto un esercizio di risveglio del nostro potenziale che va a lavorare per incrementare il senso di fiducia nelle nostre capacità interiori.

Come si sa, ciò che più si teme non sono le nostre falle, le nostre mancanze, ma il nostro potenziale, che è illimitato.

Accettarlo e benederilo costituisce uno step preliminare per sprigionare le energie inespresse ed assopite.

Prima di leggere e poi seguire la visualizzazione ti suggerisco di fare tre bei respiri profondi (inspirando  con il naso  gonfiando l’addome ed espirando con la bocca sgonfiando l’addome) per rinvigorire l’energia del corpo.

:-)

Bene.

Partiamo!

Rilassati e poi visualizza te stesso in piedi in un prato, nella calda luce del sole.

Resta così per un po’, notando la sensazione dell’erba sotto i tuoi piedi nudi, l’aria profumata, il grado di calore del sole e la stagione.

Di fronte a te c’è l’albero della Vita e mentre cammini verso di esso noti gli effetti della stagione che hai scelto sulla sua chioma.

Una leggera brezza muove le foglie e, guardando su, tra i rami, chiedi al Guardiano di apparire. Abbassando lo sguardo vedi il Guardiano di fronte a te.

Osserva bene il suo aspetto.

Avverti in lui un’aura di potere, mentre, in silenzio, ti porge qualcosa.

Vedi che è una costruzione in miniatura a forma di croce con al centro una cupola d’oro con intricati disegni e tempestata di gemme.

Sei meravigliato per la sua bellezza e per la precisione dell’esecuzione, e, mentre il Guardiano solleva la piccola cattedrale, vedi che è una scatola che contiene un calice.

Il calice è d’oro all’esterno e d’argento all’interno ed entra comodamente nella scatola.

Dentro al calice vedi una piccola quantità di liquido rosso che ricopre quasi completamente un anello con un rubino quadrato.

Il Guardiano solleva il calice dalla scatola e te lo offre dicendoti che se toccherai l’anello il vino ti avvelenerà, se invece berrai prima il vino potrai prendere l’anello senza problemi.

Tu sollevi il calice portandolo alle labbra e bevi il vino, gustando il suo aroma fortemente speziato.

Mentre prendi l’anello dal calice e te lo infili al dito, senti che qualcosa di importante sta avvenendo.

Percepisci un calore al basso ventre e una forza interiore che ti dà sicurezza e ispirazione.

(…)

Accetti il tuo corpo e ti fidi della sua natura, sapendo che fai parte sia del mondo interiore che di quello esteriore.

Con l’accettazione e la fiducia viene uno stato di grazia e , mentre riprendi coscienza del tuo corpo fisico, porti quella grazia e quella forza dentro di esso.

Il contatto con il tuo Guardiano interiore può essere riattivato ogni volta che preferisci attraverso la visualizzazione dell’albero della vita, così come l’hai immaginato nel tuo stato di rilassatezza.

Trovo questo esercizio particolarmente significativo perchè funziona molto bene per la legittimazione del nostro potenziale che, non solo è spesso temuto dal suo portatore, ma a volte condannato socialmente.

Come ti senti dopo aver fatto pace con il tuo potenziale?

:-)

Al post non ho associato nessuna immagine che potesse suggerire la figura di un “guardiano interiore” perchè non volevo condizionare la visualizzazione.

Come era fatto il tuo guardiano?

Che sembianze aveva?

Era giovane/vecchio…donna/uomo… vestito in maniera regale/umile?

Fammi sapere, lasciandomi un messaggio qui sotto!

Un abbraccione!

Simona

:-)

PS

Il libro “Luna Rossa” è un’ottima lettura anche per i maschietti che vogliono scoprire qualcosa in più a proposito del rito sacro del ciclo mestruale

La vera storia della Befana

befana

befana

Ciao,

mentri intingi le mani nei dolciumi della calzetta che ti ha portato la Befana, ti racconto la sua storia.

Mentre la leggi puoi anche continuare ad immergerti in piaceri zuccherosi e cioccolatosi,  sarò contenta di essere in compagnia di un uditore dal palato dolce!

:-)

La Befana ha origini antiche e parentele assai strette con il mito della strega. Con questa condivide un aspetto ossuto e vecchio, la capacità di volare a cavallo di una scopa, doti magiche e la sua indole ambigua: buona/cattiva, ma sempre giusta ed equa.

Ne “La strega e il crocifissoPaolo Portone, fine conoscitore degli aspetti antropologici, storici ed etnografici della strega, ha suggerito un’analogia tra la Befana ed una figura mitica del folklore mitteleuropeo chiamata Perchta nella Germania meridionale ed Holda nella Germania del Nord.

Con questi due nomi – riporta Portone -

Era conosciuta prima dell’avvento del cristianesimo una divinità femminile della vita e insieme della morte, associata alla latina Diana/Ecate dea della vegetazione, e quindi della fertilità, guida dell’esercito furioso o caccia selvaggia, cioè della schiera dei morti anzitempo, che percorre di notte implacabile e terribile, le vie dei villaggi, mentre gli abitanti sbarrano le porte in cerca di protezione“.

La strega non è nient’altro che una variazione sul tema della Dea primigenia, creatrice del Tutto, il cui culto fu smembrato con l’avvento della società patriarcale che diede vita ad una galleria di dee (si veda il pantheon egizio, quello ellenico o anche quello celtico) e poi ancora diluito nella venerazione delle sante e della Vergine Maria con la diffusione del Cristianesimo.

La Dea celebrata dal periodo del Paleolitico fino all’Età del Bronzo conserva caratteri sia maschili che femminili, sia positivi che negativi, è sia creatrice che distruttrice giacchè ella è Utero e Tomba del Tutto che qui genera e qui decompone, in un alternarsi ciclico ed eterno.

Ella è accogliente e divoratrice, non conosce il concetto di dualità, nè di categorie dicotomiche (si/no, bianco/nero, buono/cattivo, bello/brutto, giovane/vecchio e così via).

La dualità non era conosciuta ai tempi in cui si celebrava il culto della Grande Dea Madre, l’approccio alla realtà era olistico e si faceva fatica a prendere familiarità con il concetto di Separazione giacchè, in quel tipo di pensiero (erroneamente definito primitivo) Tutto era connesso al Tutto.

Questo tipo di deità al femminile era inevitabilmente connesso tanto al principio di vita quanto a quello di morte (che allora non era vissuto come un tabù, ma come un elemento inestricabile dell’esistenza, la quale fluisce sanamente laddove c’è morte e rigenerazione continua).

Il Cristianesimo, che è tuttora permeato da elementi pagani e dell’antiqua religio, ha epurato dalla numinosità al femminile l’aspetto distruttivo e legato alla morte.

Secondo Portone:

Sembrerebbe che la sopravvivenza della divinità pagana nella società cristianizzata sia stata possibile solo a condizione di una sua inversione simbolica e di una sua metamorfosi in grottesco spauracchio.

Parafrasando Propp, gli spiriti femminili, archetipi delle divinità della fertilità politeiste, subirono, nel passaggio dal politeismo al monoteismo, una radicale trasformazione di significato che li tramutò in autentica diavoleria, non diversamente da quanto era accaduto, nella transizione del Paleolitico al Neolitico, quando: la madre e signora degli animali diventa una strega che s’impadronisce dei bambini per divorarli non simbolicamente“.

Ecco perchè nell’immaginario cristiano la divinità al femminile ha soltanto i caratteri positivi legati alla creazione, ma non alla distruzione. Questi ultimi sono stati demonizzati e relegati in figure malvagie come quelle delle strega.

La strega come la befana ha in serbo ancora la duplicità che contraddistingue la Grande Dea Madre.

Come ricorda ancora Portone:

La protagonista della notte dell’Epifania manteneva una duplice personalità: di dispensatrice premurosa di doni ai bambini buoni ma anche di severa castigatrce dei monelli, sebbene le sue punizioni si limitassero al carbone, quello vero“.

In questo contesto mi piace riabilitare la figura delle streghe che:

dopo la grande censura dell’immaginario operata da cattolici e protestanti, continuano, sebbene in grotteschi simulacri a rivivere nella familiare figura della nonnina dispensatrice di doni“.

;-)

Con una strizzata d’occhio alla nostra storia più antica della quale amo riappropriarmi sempre, ti abbraccio e ti auguro una felice notte della befana!

Simona

PS

Se non l’hai ancora fatto e ti interessa approfondire la storia del Culto della Grande Dea Madre iscriviti alla mia pagina:

http://www.simonavitale.com/

PS2

Grazie a Paolo Portone per il suo libro “La strega e il crocifisso. Radici Cristiane o Cristianizzate?”  e per averci raccontato una storia in parte perduta, in parte volutamente omessa.

La Strega e il Crocifisso
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"Perchè non ha senso temere la data 2012"



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