Archivio di settembre 2010

Sul caso Sakineh

sakineh_mohammad_ashtiani

C’è una foto da diversi  giorni a questa parte che compare in giro.

E’ un primo piano di una donna con intorno al viso un velo nero. Il suo nome è Sakineh Mohammed Ashtiani ed è condannata a morte per adulterio ed omicidio.

La vicenda si svolge in Iran, ma il caso ha toccato l’opinione pubblica mondiale ed in diverse città si sono svolte proteste per far sospendere la sua lapidazione.

Perchè?

A prima vista perchè un reato di adulterio punito con la lapidazione sembra una sanzione sociale troppo barbara ed incivile per i popoli “democratici e occidententali”. E questo senso di empatia transnazionale ha mobilitato e sensibilizzato persone molto distanti tra loro.

Ma ad uno sguardo più approfondito c’è qualcosa che non torna sul caso Sakineh.

Perchè mobilitarsi proprio per lei?

Perchè non farlo per altre donne che con il medesimo reato (vero o presunto) di adulterio sulle spalle vanno incontro alla stessa condanna?.

Quanti casi del genere vengono tenuti fuori dai circuiti dell’informazione?

Sulla sua vicenda c’è stata un’inflazione di informazione, perchè invece c’è un’assoluta assenza di comunicazione su altri casi simili?

Se volessimo farci sedurre da una tesi cospirazionista potremmo addirittura supporre che il caso Sakineh sia un pretesto messo in piedi dal governo americano per diffondere l’immagine dell’Iran come paese arretrato nel quale vengono violati i diritti civili.

Quale migliore occasione allora per esportare un po’ di sana “democrazia americana“?

Del resto l’attacco all’Iran era già stato abbondantemente preannunciato, ma mancava una buona scusa per “democratizzare il paese” alla maniera U.S.A.

Ecco allora un’occasione d’oro per innescare il vecchio processo che ha sempre funzionato in ambito di politica internazionale e che va sotto il nome di : PROBLEMA – REAZIONE – SOLUZIONE.

Ora, lasciando le teorie complottiste (per quanto ne potremmo sapere Sakineh potrebbe anche non esistere affatto come Bin Laden, malaticcio e barbuto che comanda un esercito terrorista da un bunker sotterraneo sperduto chissà dove) c’è un fenomeno reale ed innegabile ed è la disparità di trattamento riservata ad alcune donne.

Ed il caso Sakineh  (reale o artificioso che sia) ha dimostrato una grande sensibilità di massa verso questa tema.

Ora però la strada per cambiare le cose non può ridursi al tam tam di pubblicazioni e replicazioni dell’immagine di una donna presa a simbolo della mancanza dei diritti civili.

Non andremo molto lontano  se ci limitiamo a condividere  link con l’immagine di Sakineh sul nostro profilo Facebook.

Per quanto siano encomiabili gli intenti di sospendere la sua lapidazione, sovrapponendo la sua immagine a quella del nostro profilo privato nei social network che frequentiamo, continueranno a sussistere casi del genere se non alimentiamo una nuova forma pensiero che non tolleri più differenze di genere.

Detto in altri termini, io non voglio condividere un link per fermare una lapidazione (ammesso che questo cambi le cose) voglio diffondere una forma mentis capace di non concepire più l’associazione adulterio-lapidazione.

E’ a monte che andrebbe pensato il cambiamento, non a valle.

Voglio che si formi una massa critica sufficientemente ampia da rendere impossibile il concepimento di pensieri di disuguaglianza di genere.

Sembrano sogni impossibili, ma Gregg Braden insegna con la teoria della centesima scimmia che un cambiamento di pensiero  se riesce ad essere sufficientemente divulgato può raggiungere una sorta di quorum, di massa critica necessaria per modificare le regole del gioco.

Per quanto posso, mi sto impegnando ad innestare un pensiero di equità e di pace, di confronto dialettico tra i generi attraverso un progetto chiamato

Risveglia la Dea che è in te. Riappropriarsi del potere femmineo

Qui sotto

troverai il manifesto del progetto:

Risveglia la Dea che è in te. Riappropriarsi del potere femmineo” è volto alla costruzione di una massa critica sufficientemente ampia per diffondere una forma-pensiero di effettiva equità nei generi sessuali.

Per il recupero di un modo di pensare pacifico e rispettoso della terra, il ruolo del femmineo è determinante. E’ un movimento che promuove iniziative concrete per la divulgazione di nuove rappresentazioni sociali della donna che tengano conto della sua specificità di genere.

E’ inoltre rivolto al recupero della dignità di genere attraverso il confronto su tematiche al femminile.

Per intenderci, non ci limiteremo a pubblicare notizie su casi di mancata emancipazione e violazione dei diritti della donna  ma  lavoreremo con l’impegno affinché un nuovo paradigma di pensiero non permetta mortificazioni e denigrazioni dell’essere donna.

Per fare ciò saranno previsti workshop, seminari dal vivo e materiale audio/video da far circolare.

Per iscriverti al progetto e creare un circuito virtuoso di donne che perseguono le medesime finalità, basta registrarsi qui in basso:

http://simonavitale.com/

Grazie per aver aderito a quest’iniziativa.

Ogni bene!

Simona

:-)

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